Taurianova, Tropea, Acquaro, San Gregorio D’ippona e San Calogero. L’ombra dell’inchiesta sulle elezioni: “riflettori su famiglie e candidature”
Mag 28, 2026 - redazione
Taurianova, Tropea, Acquaro, San Gregorio D’ippona e San Calogero.
L’ombra dell’inchiesta sulle elezioni: riflettori su famiglie e candidature”, nel mirino i comuni dove i sindaci sono stati rieletti dopo lo scioglimento per mafia.
a a fare i conti con il peso della propria storia amministrativa e giudiziaria. Le ultime elezioni comunali hanno riportato sotto i riflettori alcuni territori segnati negli anni da scioglimenti per infiltrazioni mafiose, con la riconferma o il ritorno alla guida dei municipi di figure politiche già coinvolte, direttamente o indirettamente, nelle stagioni più difficili del rapporto tra istituzioni e criminalità organizzata.
A osservare con attenzione l’esito del voto sono la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria e le prefetture di Reggio Calabria e Vibo Valentia. Nel mirino ci sono soprattutto sei amministrazioni comunali che in passato hanno conosciuto il commissariamento per condizionamenti della ’ndrangheta. Non si tratta di episodi marginali, ma di realtà simboliche della fragilità democratica che ancora attraversa parte del territorio calabrese.
Taurianova, qui il nuovo sindaco Domenico Romeo è stato riconfermato il 25 maggio 2026, riportando inevitabilmente alla memoria le vicende che negli anni hanno segnato il comune pianigiano. Taurianova non è infatti un comune qualsiasi nella geografia dell’antimafia italiana: proprio da questa città nacque nel 1991 la legge Martelli-Scotti sugli scioglimenti per infiltrazioni mafiose, dopo una delle stagioni più buie della guerra di ’ndrangheta. Il comune detiene inoltre il triste primato di tre scioglimenti per mafia.
La figura di Romeo continua a suscitare dibattito, la sua amministrazione è stata sciolta per mafia, per ben due volte, detiene il record in Italia.
Il caso Tropea tra ricorsi e impresentabilità
Il risultato destinato a far discutere più di tutti è certamente quello di Tropea, dove si registra la riconferma del sindaco uscente Giovanni Macrì.
La passata esperienza amministrativa di Macrì si era bruscamente interrotta nell’aprile del 2024 a causa di un provvedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose, una decisione blindata successivamente sia dai giudici del Tar che dal Consiglio di Stato.
La posizione del neo eletto primo cittadino resta al centro di un fitto groviglio giudiziario: sul politico pende infatti una richiesta di incandidabilità per due turni elettorali avanzata dal Ministero dell’Interno e attualmente al vaglio del Tribunale di Vibo Valentia.
Non meno significativi gli altri comuni finiti sotto osservazione.
A San Gregorio d’Ippona è stato rieletto Pasquale Farfaglia, già alla guida di una giunta sciolta nel 2007 per condizionamenti mafiosi. Ad Acquaro ha prevalso Giuseppe Barillaro, mentre a San Calogero Nicola Brosio torna alla guida del municipio dopo lo scioglimento del 2013 che aveva travolto la precedente amministrazione.
La questione, tuttavia, va oltre i singoli nomi. Il nodo vero riguarda la capacità dello Stato di ricostruire fiducia istituzionale nei territori in cui la presenza mafiosa ha inciso profondamente sul tessuto democratico. Gli scioglimenti dei comuni rappresentano uno strumento straordinario e doloroso, pensato per interrompere i rapporti tra amministrazioni pubbliche e criminalità organizzata. Ma quando, a distanza di pochi anni, gli stessi protagonisti o gli stessi gruppi politici tornano al potere attraverso il consenso elettorale, emerge una domanda inevitabile: quanto è davvero cambiato?
Il voto popolare resta il fondamento della democrazia e va rispettato. Ma proprio per questo il ritorno ciclico di amministrazioni legate a stagioni segnate da ombre antimafia impone una riflessione più ampia. Non basta commissariare un comune per sanare una cultura politica. Servono trasparenza amministrativa, controllo civico, partecipazione e soprattutto una presenza costante dello Stato, capace di offrire alternative reali al sistema di consenso costruito nel tempo dalla criminalità organizzata.
La sfida della Calabria, oggi, non è soltanto giudiziaria. È culturale, sociale e democratica. E si gioca soprattutto nei municipi, là dove lo Stato incontra quotidianamente i cittadini.



