I gruppi consiliari lametini fermi contro la decisione del governo Monti
di ANTONIETTA BRUNO
Soppressione tribunale Lamezia: proclamata occupazione sala Napolitano
I gruppi consiliari lametini fermi contro la decisione del governo Monti
di Antonietta Bruno
Le forze politiche comunali si sono autoconvocate in mattinata e occupato la sala Napolitano in segno di democratica protesta nei confronti della decisione del Governo centrale che ha optato per la soppressione del Tribunale di Lamezia e della sua procura. Nel contempo, è stato dichiarato il pieno sostegno al sindaco Gianni Speranza nella battaglia che il primo cittadino in primis, e per conto dell’intera comunità lametina, dovrà portare avanti nelle giuste sedi. La decisione, partita dai gruppi consiliari di Progetto Lamezia, Udc, Pd, Pdl, Gruppo Misto, Sinistra per Lamezia, Mpa e Fli poiché “alla luce delle decisioni che in una prima fase sembravano escludere il tribunale di Lamezia dal taglio previsto, si sente l’immediata necessità di opporsi nel rispetto dei propri ruoli e funzioni a questa infelice scelta, praticando ogni percorso democratico possibile che proseguirà con una mobilitazione permanente”. Una scelta scellerata quella del Governo centrale e del ministro Severino, che ai consiglieri lametini “sembra del tutto assurdo e paradossale”. “Nell’applicare la normativa – hanno detto – il governo non ha tenuto conto della realtà dei territori, limitandosi all’applicazione di sterili coefficienti numerici che non si legano alle garanzie istituzionali, democratiche e sociali rappresentate dai tribunali. Una spending rewiew – è stato aggiunto – che si abbatte sui tribunali in nome di una giustizia più efficiente, non può tradursi in una privatizzazione della stessa per tutti i cittadini che non riuscirebbero a capire i motivi di una simile scelta in un territorio così difficile, alimentando sempre e di più la percezione dell’abbandono e dell’ennesima umiliazione. Bisogna fortificare la presenza dello Stato e non indebolirla”. Nel corso della riunione, alla quale ha preso parte anche il primo cittadino Lamezia, ad esprimere solidarietà alla città e sostegno alla causa, sono stati nell’ordine i consiglieri Rosa Andricciola, Elvira Falvo, Vittorio Paola, Teresa Benincasa, Francesco Chirillo, Raffaele Mazzei, Mario Benincasa e Bruno Tropea, tutti d’accordo nel portare avanti una battaglia unitaria e concreta. “Non c’è più tempo di reclami, né di ‘certezze incerte’. Il governo dovrà fare un passo indietro e rivedere l’intera procedura basandosi su dati di fatto”. Secondo la Andricciola, infatti, lo Stato è diventato “soppressore” della giustizia e della legalità. “Siamo stati lasciati soli – ha affermati – proprio nel momento in cui la città ha espresso in modo forte e deciso di riscattarsi. C’è stato uno scatto d’orgoglio da parte dei lametini, ma non da parte dello Stato, e questo nonostante la sua “volontà” a volere difendere i territori in cui alto è il tasso della criminalità organizzata”. Un appello accorato alle istituzioni ai più alti livelli, arriva anche da Elvira Falvo. “Il tribunale è una istituzione forte nata poco dopo l’Unità d’Italia. Ha una storia e ha combattuto varie battaglie. Oggi non può valere solo un discorso ragionieristico, ma vanno valutati più e concreti elementi. Si deve guardare alla storia, al valore, alle centralità, alla realtà locale e, soprattutto, alla determinazione della città di Lamezia che specie in questi ultimi anni ha saputo fare emergere la sua voce di contrasto alla criminalità organizzata, con risposte forte arrivate da più parti e dai giovani soprattutto”. Per Vittorio Paola, il tutto va rivisto alla luce di due “segni forti ed inequivocabili che hanno caratterizzato la storia di Lamezia”. I due Consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose, ma anche per tutta una serie di omicidi che dagli anni ’90 hanno insanguinato la terza città della Calabria fino ad arrivare ai giorni nostri”. Tutto questo non può essere dimenticato, come non può essere dimenticata o passare in secondo piano la “criminalità economica che soffoca le aziende e la sana competizione sul territorio”. In molti, dunque, sembrano affrontare il discorso soppressione puntando sulla presenza criminale. Tra questi cori, non si affaccia invece l’opinione di Teresa Benincasa che teme che tale situazione, possa favorire il potenziamento del tribunale e delle forze dell’ordine del capoluogo di provincia, dove è destinato il presidio lametino. Certo è, comunque, che la protesta non deve abbassare i toni, specie nell’imminente agosto vacanziero che potrebbe determinare la morte irreversibile del tribunale di Piazza della Repubblica. A tenere i riflettori accesi sulla vicenda, sono d’accordo un po’ tutti, a partire da Bruno Tropea che ha praticamente fatto una cronistoria degli effetti negativi della criminalità e degli “scippi istituzionali” subiti da Lamezia a partire dall’Ateneo regionale. A questo si aggiunga il “velo pietoso” che Mario Benincasa ha steso sull’operato e sulle responsabilità di alcuni politici o “politicanti” lametini a Roma, e la lì opinione espressa da Francesco Chirillo e Raffaele Mazzei. Il primo ha parlato di “errore clamoroso” commesso dallo su un territorio dove ancora esistono “discorsi di cupola” che attanagliano economia e legalità, e il secondo che ha stigmatizzato circa la decisione del governo Monti che con la sua decisione “algebrica” ha disatteso tutte le aspettative proclamate circa la salvaguardia dei territori e della legalità.
A chiudere la riunione, è stato il sindaco Gianni Speranza che del tutto negativo sulla vicenda, non appare essere. Secondo il primo cittadino, la “battaglia per riprendersi il tribunale e la sua procura” non è affatto finita. “Certo non bisogna stare con le mani in mano ma portare all’attenzione del Governo Monti “l’opinione autorevole di 5/6 personalità importanti che conoscono la realtà territoriale”. In primis, nel pensiero del sindaco, il senatore Chiti che in poche battute ha saputo, più di altri, mettere insieme elementi che raccontano senza mezzi termini il perché Lamezia non dovrebbe essere spogliata dal suo presidio di legalità. Altro elemento che Speranza ha portato a conoscenza dei presenti, è la strategia che l’Anci e l’Ordine forense stanno portando avanti, basandosi sulla questione “cassa” e sul fatto che un trasferimento costerebbe allo Stato, riversandosi poi sulle casse comunali, ben 15 milioni di euro. Quale risparmio allora?. Nessuno, ma solo ulteriore spreco di denaro pubblico e “gatte in più da pelare”. Argomento questo, che dovrebbe fare riflettere gli economi del governo, e sul quale si punterà ancora giocandosi le carte della chiarezza, della verità e delle ragioni.
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