Sequestrata dalla ‘ndrangheta nel 1975, ritrovata morta tre mesi dopo in una discarica, due ergastoli dopo 50 anni agli autori del Reggino
Feb 05, 2026 - redazione
La studentessa di 18 anni rapita in Brianza la sera del 30 giugno 1975 e ritrovata morta il primo settembre di quell’anno in una discarica di Galliate, in provincia di Novara, fu la prima donna a essere sequestrata dalla ‘ndrangheta.
I pm della Ddda di Milano, Cecilia Vassena e Pasquale Addesso, hanno riaperto il caso sulla base delle indagini della famiglia della ragazza, assistiti dall’avvocato Fabio Repici, e chiesto l’ergastolo per i tre imputati Giuseppe Calabro’, Antonio Talia e Demetrio Latella la cui impronta digitale sulla ‘Mini’, dove era seduta Cristina la sera del rapimento, gli venne attribuita soltanto nel 2006.
Demetrio Latella mentre il terzo imputato Antonio Talia viene assolto. La studentessa milanese fu rapita la sera del 30 giugno 1975 a Eupilio e il cadavere fu ritrovato il 1° settembre in una discarica.
Giuseppe Calabrò, 74 anni, originario di San Luca (Reggio Calabria) e Demetrio Latella, detto Luciano, 71 anni, reggino ma residente nel Novarese, riconoscendoli colpevoli del concorso nell’omicidio volontario aggravato di Cristina Mazzotti.
Nel capo d’imputazione si legge che i tre la sequestrarono “a scopo di estorsione” e la segregarono “in una buca di Castelletto Ticino senza sufficiente aerazione, senza possibilità di deambulazione, somministrandole massicce dosi di tranquillanti ed eccitanti“. “A chi organizzava e partecipava a questi fatti criminosi non importava proprio niente della vittima, che era merce di scambio – hanno detto i magistrati dell’accusa nella requisitoria -. La morte era una possibilità messa in conto. La vita della vittima non valeva niente. Siamo qui oggi grazie alla perseveranza di chi ha indagato per decenni, ma anche alla perseveranza di chi difende le vittime. Questo processo nasce da una richiesta di riapertura delle indagini dei difensori della famiglia Mazzotti che dicono alla Procura di Milano: ‘Svegliatevi, dovete mettere insieme dei pezzi’. Quello che ha dovuto subire Cristina rientra pienamente nel concetto di tortura. Definire drammatico il suo omicidio è riduttivo”.
Durante il dibattimento è morto un altro imputato, Giuseppe Morabito. Calabro’, Talia e Latella sono ritenuti gli esecutori materiali del blitz per il quale nel 1977 vennero pronunciati diversi ergastoli. Alla base delle nuove indagini, oltre all’impronta, ci sono le “dichiarazioni auto accusatorie di Latella”, testimonianze, accertamenti tecnici.



