Senza stadio muore la Gioiese. L’unica speranza per il futuro si chiama Nando Rombolà

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Di Clemente Corvo

Gioia Tauro, 21 luglio 2026 – cala il sipario sulla Gioiese
La gloriosa Gioiese, come si prevedeva già ieri, non ha perfezionato l’iscrizione al prossimo campionato di Promozione calabrese. Scaduti i termini, la società perde di conseguenza anche il titolo sportivo che aveva in suo possesso.

Ieri ci siamo recati presso lo stadio “Polivalente” di Gioia Tauro Pasquale Stanganelli per documentare con delle foto lo stato in cui versa l’impianto. Volevamo mettere in evidenza la situazione in cui si trova a tutt’oggi.

Lo stadio, la causa principale
L’aspetto primario che ha portato alla “morte” calcistica della Gioiese è sicuramente lo stadio.
Uno degli impianti più imponenti della provincia di Reggio Calabria, fermo da inizio dello scorso anno.
Chi di competenza aveva promesso l’inizio dei lavori già prima del campionato di Eccellenza della stagione passata. Da un “lunedì all’altro lunedì” siamo arrivati fino ad oggi. Tutto quello che era stato promesso si è rivelato soltanto fumo negli occhi.

Il risultato reale è uno solo: la perdita della categoria da parte della Gioiese.

È vero, la società poteva avere anche dei debiti. Ma come in qualsiasi società di calcio, i debiti si possono dilazionare nel campionato successivo.
Quando però viene a mancare lo stadio non ci sono mezzi termini che tengano.
Non si può peregrinare da un campo all’altro ogni domenica, spendere soldi per trasferte lunghe, non giocare in casa, non avere la possibilità di allenarsi. Questo ha decretato la fine della Gioiese.

Tutti i clamori dell’anno scorso per aver salvato e riscritto la squadra nel campionato di Eccellenza oggi portano a questo risultato: la morte, voluta, della Gioiese.

Qui non si perde solo una categoria
Qui non c’è soltanto la perdita di una categoria e di una gloriosa maglia.
C’è la mortificazione nei confronti di tutti i tifosi e di tutta Gioia Tauro.
Ci sono responsabilità molto evidenti che a questo punto vanno messe in chiaro.

Nando Rombolà: l’unica speranza futura
Arrivati a questo punto, dove per la Gioiese il calcio attualmente è morto, bisogna andare a ritroso con la memoria.
Bisogna ricordare la figura di Nando Rombolà.

Con lui presidente la gloriosa maglia viola veniva rispettata su tutti i campi difficili della Serie D.
Una figura che, anche se oggi non fa più calcio, nutre ancora la stima di tutte le società siciliane, campane e calabresi con le quali la Gioiese si è confrontata nei campionati in cui c’era lui alla guida.
Presidenti, dirigenti e tifosi avversari lo ricordano per la serietà, per la credibilità e per la capacità di rappresentare Gioia Tauro ad alti livelli.

Nando Rombolà non è stato soltanto un presidente. È stato il simbolo di un’epoca in cui la Gioiese faceva paura, in cui la città intera si riconosceva in quella maglia.
Una considerazione da fare
È possibile che a Gioia Tauro ci sia un signore di nome Nando Rombolà, ex presidente della Gioiese, che ci invidiano tutti?
E noi, che siamo di Gioia Tauro, invece di esserne orgogliosi e onorati, non abbiamo ancora capito che l’unica persona che può veramente fare calcio a Gioia Tauro, se ci fosse, è semplicemente solo lui?
Tutte le altre alternative, diciamolo chiaramente, sono soltanto dei grandi bluff.

Analizzando bene le cose, bisogna fare un esame di coscienza e ribadirlo con forza:
a Gioia Tauro l’unica persona che ha fatto calcio che conta e che può far rinascere il calcio a Gioia Tauro è una persona sola: Nando Rombolà.

In questo giorno di amarezza e tristezza per il calcio di Gioia Tauro è giusto ripercorrere questi momenti e cercare, con tutte le forze, di compattare il mondo sportivo, commerciale e industriale della città.
E cercare di sensibilizzare l’unica persona che può veramente presiedere una squadra prestigiosa come la Gioiese: convincerlo a un suo ritorno.

Perché se la Gioiese deve tornare a vivere, può farlo solo con chi quella maglia l’ha fatta rispettare davvero.