Sempre più tirocini e stage per coprire i buchi di organico ma i Tribunali rimangono al collasso
Gen 15, 2014 - redazione
Spesso i promotori ammettono apertamente la necessità di utilizzare tirocinanti e stagisti laddove servirebbero invece lavoratori effettivi. Una pratica che viola apertamente l’articolo 1 del decreto ministeriale 142/98 che attualmente regola la materia
di GABRIELLA FOCI
Sempre più tirocini e stage per coprire i buchi di organico ma i Tribunali rimangono al collasso
Spesso i promotori ammettono apertamente la necessità di utilizzare tirocinanti e stagisti laddove servirebbero invece lavoratori effettivi. Una pratica che viola apertamente l’articolo 1 del decreto ministeriale 142/98 che attualmente regola la materia
di Gabriella Foci
Ancora tirocini per sopperire alla carenza di organico negli uffici giudiziari italiani. Succede ormai in moltissimi tribunali italiani, dove il personale non riesce più a far fronte ai carichi di lavoro imposti alla colossale macchina della giustizia italiana. I tirocinanti sono chiamati a svolgere anche mansioni di grande responsabilità, assistendo i giudici nelle attività preparatorie, contestuali e successive alla celebrazione delle udienze. Uno degli aspetti più significativi di queste iniziative è la tranquillità con cui molto spesso i promotori ammettono apertamente la necessità di utilizzare tirocinanti e stagisti laddove servirebbero invece lavoratori effettivi. Una pratica che viola apertamente l’articolo 1 del decreto ministeriale 142/98 che attualmente regola la materia: «I rapporti che i datori di lavoro privati e pubblici intrattengono con i soggetti da essi ospitati, non costituiscono rapporti di lavoro». Ergo, i tirocinanti e gli stagisti non possono essere utilizzati in sostituzione del personale.
Con grande ottimismo, lo scorso aprile, anche il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti commentava così l’intesa raggiunta tra l’Azienda Calabria Lavoro e la Procura della Repubblica di Reggio: «Questi giovani professionisti che andranno ad aiutare gli uffici giudiziari reggini saranno formati e avranno la possibilità in futuro di utilizzare questa importante esperienza professionale».
La realtà dimostra invece che tirocini e stage di questo tipo sono purtroppo ben poco spendibili sul mercato del lavoro. In primo luogo perché non esistono possibilità di assunzione dopo il periodo formativo, considerato il blocco del turn over imposto alla pubblica amministrazione: niente bandi di concorso e quindi niente nuove assunzioni. Ma anche se qualche concorso venisse prima o poi bandito, questi tirocinanti non trarrebbero comunque nessun effettivo vantaggio rispetto agli altri candidati. Non a caso la Repubblica degli Stagisti ha proposto da oltre un anno di attribuire qualche punto in più, in sede di concorso, a chi abbia svolto uno stage in un determinato ufficio pubblico.
Nel settore delle imprese private le cose non vanno meglio: raramente le competenze acquisite all’interno di un tribunale, una procura o una prefettura risultano utili quando si entra in azienda, e sono quindi destinate a restare un bagaglio del tutto personale dello stagista. Quanto ai vantaggi immediati, è raro imbattersi in “facilitazioni”: non solo rimborsi spese, ma anche buoni mensa o benzina. Nella stragrande maggioranza dei casi gli stage sono a totale carico dei giovani, o meglio delle loro famiglie.



