Sanità calabrese, polemica sull’emendamento Canizzaro: “Snaturato il principio, rischio fuga dagli ospedali”

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Sanità calabrese, polemica sull’emendamento Canizzaro: “Snaturato il principio, rischio fuga dagli ospedali”


Polistena -Torna al centro del dibattito sulla sanità calabrese l’emendamento promosso dall’onorevole Francesco Cannizzaro, nato nei mesi scorsi per far fronte all’emergenza carenza di personale medico negli ospedali della regione.
Un provvedimento che, all’inizio dell’anno, aveva raccolto ampio consenso tra cittadini e comitati civici, soprattutto dopo la visita dello stesso Cannizzaro davanti all’ospedale di Polistena, dove erano in corso proteste per difendere il diritto alla salute e la piena operatività dei reparti, in particolare quello di rianimazione, rimasto senza specialisti.
L’emendamento, inserito nel decreto Milleproroghe, aveva l’obiettivo di consentire il temporaneo rientro in servizio di medici già in pensione, così da garantire la continuità assistenziale in una fase critica per il sistema sanitario regionale.
Oggi, però, secondo diverse voci critiche, quel provvedimento sarebbe stato “stravolto” nella sua applicazione. Nel mirino, in particolare, la gestione da parte dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, guidata dalla direttrice generale Lucia Di Furia.
Il caso emblematico riguarda l’ex primario di Ortopedia dell’ospedale di Polistena, rientrato in attività dopo il pensionamento attraverso il meccanismo delle prestazioni aggiuntive. Una figura professionale stimata, sottolineano i critici, ma il punto sollevato non riguarda la persona, bensì il modello organizzativo che si sta delineando.
Secondo questa lettura, il rischio è che si consolidi un sistema in cui i medici scelgono di andare in pensione – o lasciare il servizio attivo – per poi rientrare con incarichi limitati e più remunerativi, legati principalmente ad attività programmate.
Una dinamica che potrebbe avere conseguenze rilevanti sulla tenuta degli ospedali, soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’emergenza-urgenza. I medici richiamati, infatti, opererebbero per un numero ridotto di ore e su interventi programmati, lasciando scoperti ambiti fondamentali come la continuità assistenziale h24.
Il timore espresso è quello di un progressivo svuotamento degli organici strutturati: da un lato, specialisti che scelgono percorsi alternativi più vantaggiosi; dall’altro, reparti sempre più fragili, incapaci di garantire una presenza stabile e continuativa.
Una prospettiva che, secondo i critici, rischia di trasformare un provvedimento emergenziale in un meccanismo distorsivo, con effetti potenzialmente negativi nel medio-lungo periodo non solo per la Calabria, ma per l’intero sistema sanitario nazionale.
Il nodo centrale resta quello degli incentivi e della programmazione: trattenere i medici negli ospedali pubblici, garantire condizioni di lavoro sostenibili e assicurare un ricambio generazionale efficace. In assenza di questi elementi, avvertono osservatori e operatori del settore, il rischio è quello di una sanità sempre più fondata su soluzioni temporanee e meno capace di rispondere alle esigenze dei cittadini.