Sangineto, le belve che hanno ucciso il buttafuori della discoteca non meritano nessun rispetto. Devono essere arrestati ed i loro genitori contribuiscono alle indagine diversamente saranno responsabile dei loro figli di un omicidio efferato

banner pasticceria taverna

Sangineto, le belve che hanno ucciso il buttafuori della discoteca non meritano nessun rispetto. Devono essere arrestati ed i loro genitori contribuiscono alle indagine diversamente saranno responsabile dei loro figli di un omicidio efferato

Un giovane padre è morto: ora la giustizia faccia il suo corso
Ci sono notizie davanti alle quali le parole sembrano non bastare. La morte di un uomo di 34 anni, padre di quattro figli, dopo una violenta aggressione, è una di queste.
Prima ancora di ogni considerazione, resta il dolore di una famiglia che da un momento all’altro si ritrova privata di un padre e di un compagno di vita. E resta una domanda che non può essere elusa: chi ha provocato quella morte deve essere individuato e chiamato a rispondere delle proprie responsabilità.
La rabbia della comunità è comprensibile. È comprensibile davanti a una vita spezzata, davanti alla violenza e davanti alla paura che episodi simili possano ripetersi. Ma proprio nei momenti in cui l’indignazione raggiunge il suo punto più alto, è necessario che siano le istituzioni a parlare con la forza della legge.
Polizia, Carabinieri e magistratura devono poter svolgere il proprio lavoro fino in fondo, individuando i responsabili e ricostruendo con precisione ciò che è accaduto. Chiunque disponga di informazioni utili alle indagini ha il dovere civico di rivolgersi alle forze dell’ordine e di contribuire all’accertamento della verità.
E anche chi eventualmente dovesse aver favorito la fuga di persone ricercate dovrà rispondere, se ne ricorrono i presupposti, delle proprie eventuali responsabilità. Saranno però gli investigatori e la magistratura, non la piazza, a stabilire fatti, responsabilità e conseguenze.
La giustizia non può essere vendetta. Non può esserlo mai.
Chi ha commesso un crimine deve essere perseguito secondo la legge e chi è innocente deve poter esercitare pienamente i propri diritti. È proprio questa la differenza tra una società civile e la barbarie che vogliamo combattere.
Per questo, oggi, il messaggio più forte non è chiedere altra violenza, ma chiedere verità, giustizia e certezza della pena, nel pieno rispetto dello Stato di diritto.
A quel giovane padre, ai suoi quattro figli e alla sua famiglia, la comunità deve innanzitutto rispetto e vicinanza.
E alla comunità stessa deve essere restituita la certezza che davanti alla violenza non si è soli: le istituzioni ci sono, devono funzionare e devono arrivare fino in fondo.
Perché una vita spezzata non può essere archiviata nel rumore di un momento. Deve diventare una richiesta collettiva di verità.