Roggero in cella e i criminali risarciti: la rivolta del buonsenso parte dalla Calabria
Lug 20, 2026 - redazione
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Di Claudio Maria Ciacci
Le porte del carcere di Bollate si sono chiuse alle spalle di Mario Roggero, ma le stesse porte si sono spalancate, sotto il peso di una sentenza che grida vendetta, verso un abisso di assurdità giuridica. Vedere un uomo, un padre, un lavoratore, privato della libertà per aver osato difendere la propria vita e quella della propria famiglia durante una rapina, è la prova plastica di un sistema che ha smarrito la bussola morale. È intollerabile, oltre che profondamente ingiusto, che Roggero debba risarcire chi ha varcato la soglia di quella gioielleria con l’intento criminale di depredare. Nel momento in cui quei soggetti hanno deciso di infrangere la legge, armati e violenti, hanno accettato implicitamente il rischio della propria incolumità. La responsabilità delle loro azioni ricade esclusivamente su di loro. Cerchiamo di essere chiari: se quell’irruzione avesse causato, per lo spavento, un infarto fatale a uno dei presenti, chi avrebbe risarcito la famiglia della vittima? Nessuno. Eppure, oggi, il diritto sembra piegarsi per proteggere chi la legge l’ha calpestata.
Molti di coloro che oggi si strappano le vesti sui giornali, piangendo per il “povero Roggero”, sono gli stessi che, pochi mesi fa, hanno avuto l’opportunità di cambiare la storia. Se solo avessero avuto il coraggio di votare gli emendamenti proposti da Futuro Nazionale, oggi Mario Roggero sarebbe nella sua casa, circondato dai suoi affetti, e non recluso tra quattro mura di cemento. Invece, hanno scelto la strada del compromesso, preferendo che a pagare il prezzo fossero i cittadini onesti, mentre ai malfattori veniva garantito il giusto ristoro. Sulla proposta di candidare Roggero alle prossime politiche, va detta una parola di verità: la legge, nella sua attuale distorsione, prevede l’incandidabilità a causa della condanna definitiva. È l’ennesima trappola di un sistema che prima ti punisce ingiustamente e poi ti impedisce persino di farti portavoce della tua stessa tragedia nelle sedi istituzionali.
Ma l’Italia non si arrende. Il Generale Vannacci ha lanciato un appello che sta già accendendo gli animi in tutto il Paese, e siamo certi che Catanzaro e l’intera Calabria risponderanno presente. La terra calabrese, da sempre custode di valori forti, di una cultura che non accetta la sottomissione al crimine e che comprende, meglio di chiunque altro, il diritto primordiale di proteggere la propria famiglia, si prepara a scendere in campo. L’adunata indetta dal Generale non è solo un atto di solidarietà per Mario Roggero; è un grido corale per ribadire, una volta per tutte, che la legittima difesa è, e resterà sempre, legittima. Senza se e senza ma. Catanzaro sarà in prima linea per dire che non vogliamo più vivere in un Paese dove la legge protegge il predatore e condanna la preda. Il tempo della resistenza culturale è adesso.



