“Rimettere la persona al centro: senza questo, l’economia perde la sua anima”: Intervista a Germano Ventura, manager nel settore della logistica internazionale
Feb 12, 2026 - redazione
In un momento storico segnato da incertezze economiche e tensioni sociali, abbiamo raccolto il punto di vista di Germano Ventura, manager nel settore della logistica internazionale, che osserva quotidianamente i flussi dell’economia globale e le loro ricadute concrete sul territorio. Il suo è uno sguardo pragmatico, ma radicato in una visione cattolica di centro, dove la persona rappresenta il fulcro dell’azione politica ed economica.
Dottor Ventura, qual è oggi la principale difficoltà che vede nel sistema Paese?
«La sensazione diffusa è quella di un progressivo affanno. La pressione fiscale continua ad aumentare, mentre famiglie e imprese faticano a respirare. Nel mio settore vedo ogni giorno aziende che devono fare i conti con costi energetici crescenti — luce, gas, carburante — e con assicurazioni sempre più onerose. Questo si traduce inevitabilmente in rincari lungo tutta la filiera, fino ad arrivare al consumatore finale.»
L’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità sta incidendo profondamente sulla società.
«Assolutamente sì. Quando crescono i prezzi degli alimentari o dei beni essenziali, non parliamo solo di numeri: parliamo di persone. Parliamo di pensionati con assegni minimi che restano sostanzialmente fermi mentre il costo della vita aumenta. Parliamo di famiglie monoreddito che devono rivedere le proprie priorità. Una politica ispirata a un pensiero cattolico di centro dovrebbe partire proprio da qui: la dignità della persona, la tutela dei più fragili, il principio di solidarietà. L’economia non può essere fine a sé stessa, ma deve essere strumento al servizio dell’uomo.»
Anche le imprese lamentano una riduzione degli incentivi. Che impatto ha questo?
«Le piccole e medie imprese rappresentano l’ossatura del nostro sistema produttivo. Se gli incentivi vengono drasticamente ridotti senza una strategia alternativa di sostegno alla competitività, il rischio è di indebolire il tessuto economico. Un Paese che non investe nel lavoro e nell’impresa sana rischia di perdere opportunità fondamentali. E l’Italia, purtroppo, è un Paese che di occasioni perse ne ha collezionate molte.»
Sul piano sociale, cresce la percezione di insicurezza nelle grandi città.
«È un tema reale. La sicurezza non è solo un fatto di ordine pubblico, ma di coesione sociale. Dove c’è degrado, solitudine, povertà crescente, aumenta anche la fragilità del tessuto urbano. Una visione centrata sulla persona implica politiche integrate: sicurezza, sì, ma anche inclusione, lavoro, educazione. La dottrina sociale della Chiesa parla di bene comune: non è uno slogan, è un criterio di governo.»
C’è poi il tema del rapporto tra governo e Parlamento.
«Il confronto istituzionale è il cuore della democrazia. Se il Presidente del Consiglio non si presenta in Parlamento da mesi per discutere le questioni centrali che riguardano il Paese, mentre trova spazio per commentare sui social la scelta di un comico di non partecipare al Festival di Sanremo, è inevitabile che si apra una riflessione sulle priorità. La comunicazione è importante, ma non può sostituire la responsabilità del confronto parlamentare. Le istituzioni devono dare il segnale di essere concentrate sui problemi concreti dei cittadini.»
Come definirebbe oggi l’Italia?
«Un Paese dalle grandi contraddizioni. Abbiamo eccellenze industriali, culturali, creative riconosciute nel mondo. Nella logistica internazionale vedo quanto il “Made in Italy” sia ancora forte. Ma allo stesso tempo siamo frenati da burocrazia, incertezza normativa, visioni di corto respiro. Spesso le opportunità non vengono pienamente colte, o vengono disperse lungo il percorso.»
Qual è, allora, la strada da seguire?
«Rimettere la persona al centro. Non è una formula retorica. Significa costruire politiche fiscali e sociali che tengano conto delle famiglie, sostenere le imprese che creano lavoro, garantire sicurezza e dignità, rafforzare il dialogo istituzionale. Una politica di centro, ispirata ai valori cristiani, può essere il punto di equilibrio tra rigore economico e giustizia sociale. Senza ideologie estreme, ma con senso di responsabilità.»
In un’Italia che oscilla tra potenzialità straordinarie e fragilità persistenti, la riflessione di Germano Ventura richiama un principio semplice e insieme rivoluzionario: l’economia e la politica non possono perdere di vista il volto umano delle loro scelte. Perché solo mettendo la persona al centro si può trasformare un Paese dalle molte contraddizioni in una comunità capace di non sprecare, ancora una volta, le proprie opportunità.




