“Prelevato e rinchiuso senza mandato”: il caso Fiocca, che scuote il referendum

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“Prelevato e rinchiuso senza mandato”: il caso Fiocca,  che scuote il referendum

  Di Carmelo Priolo
È l’ultimo giorno utile perché gli italiani si esprimano sulla riforma della giustizia, al centro di uno dei referendum più divisivi nella storia recente della Repubblica.
Dal 14 gennaio 2026, data di indizione della consultazione, il confronto tra sostenitori del “Sì” e del “No” ha attraversato politica, istituzioni e opinione pubblica, alimentando un dibattito acceso e spesso polarizzato.
Anche a Gioia Tauro il tema ha trovato spazio nel confronto pubblico. Lo scorso 20 marzo, presso “Le Cisterne”, si è svolto l’evento dal titolo “Chi sbaglia paga”, organizzato dal circolo cittadino di Fratelli d’Italia. Un incontro che ha registrato una significativa partecipazione e che ha acceso i riflettori su presunti casi di malagiustizia.
Particolarmente forte l’intervento della giurista Loredana Nisturuc, interprete con oltre trent’anni di esperienza tra Transilvania e Italia, che ha portato all’attenzione del pubblico la vicenda del suo familiare, l’architetto Carlo Fiocca.
Secondo quanto denunciato dalla Nisturuc, la vicenda avrebbe avuto inizio nel 2019, quando – a suo dire – l’uomo sarebbe stato prelevato senza un mandato da figure riconducibili all’amministrazione giudiziaria e trasferito in una struttura “per fini di lucro”, dove si troverebbe tuttora.
«Nonostante la Corte di Cassazione abbia disposto la sua liberazione – ha dichiarato – il Tribunale di Lamezia Terme continua a mantenerlo in quella struttura».
Nel suo intervento, la giurista ha richiamato anche un caso analogo, quello di Carlo Gilardi, che nel 2023 ha portato alla condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione del diritto alla vita privata.
Un quadro che, secondo la Nisturuc, non sarebbe isolato: situazioni simili sarebbero state registrate anche in Romania, dove – ha sostenuto – alcuni magistrati starebbero denunciando criticità strutturali del sistema giudiziario.
Da qui l’appello finale:
«L’esito di questo referendum sarà determinante. Votare “Sì” significa ristabilire un principio di giustizia per tutti i cittadini ed evitare che vicende come questa possano ripetersi, distruggendo intere famiglie».
Parole che si inseriscono in un clima già teso, contribuendo ad alimentare un confronto che, fino all’ultimo minuto utile, resta aperto e carico di significati politici e sociali.