Polistena, grande partecipazione all’iniziativa per il No al referendum sulla giustizia

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Questa mattina (Ieri NdR), al bar Condello di Polistena, si è svolta un’importante iniziativa dal titolo “In nome del popolo
italiano, vota No”. L’incontro si è proposto di persuadere cittadini ed elettori, a circa una settimana dal voto
referendario del 22 e 23 marzo, sulle ragioni del No alla riforma della giustizia.
Sono intervenuti al dibattito la segretaria di del circolo di Rifondazione Comunista Mariacatena Scali, che ha
ringraziato introdotto gli ospiti, che hanno aderito al Comitato per il No di Polistena, CGIL, ANPI, LIBERA. Scali
ha ribadito le ragioni per andare a votare No al referendum tra cui la necessità di garantire l’equilibrio tra i
poteri dello Stato, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.
Secondo Mario Vallone, presidente regionale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, recarsi alle urne
il 22 e 23 marzo rappresenta un momento fondamentale di partecipazione democratica, necessario per
salvaguardare la democrazia italiana da quello che ha definito un attacco ripetuto alle prerogative della
Costituzione nata dalla Resistenza al fascismo.
Il sindaco di Polistena, Michele Tripodi, ha incentrato il proprio intervento sulla necessità politica di votare
No. Ha tracciato un parallelo con i governi Berlusconi dei primi anni Duemila, sostenendo che anche allora si
tentò di rafforzare il potere del governo a scapito degli altri poteri dello Stato, attraverso una riforma
costituzionale poi bocciata dal popolo italiano. “Oggi – ha affermato Tripodi – il governo Meloni persegue lo
stesso obiettivo di allora, ma colpendo in modo diretto la magistratura per sottoporla al controllo politico.
Proprio per questo – ha aggiunto il sindaco – è necessario intensificare gli sforzi in quest’ultima settimana di
campagna, per portare quante più persone possibile alle urne”. Tripodi ha inoltre sottolineato come, tra i
giovani, prevalga nettamente l’orientamento per il No.
Il segretario della CGIL, Gregorio Pititto, ha sostenuto quanto sia importante, per le lavoratrici e i lavoratori,
costruire un sistema di giustizia che metta tutti sullo stesso piano e che non determini un assetto giudiziario
differenziato, capace di penalizzare i cittadini e tutelare i più forti.
Le conclusioni sono state affidate alla dottoressa Chiara Greco magistrato della Procura di Rc, che è entrata
nel merito tecnico della riforma della giustizia che ha definito “pericolosa” per la democrazia. Secondo la
magistrata, questa riforma finirebbe per indebolire la magistratura come potere indipendente,
frammentandone l’assetto che già funziona in modo democratico.
Greco ha spiegato infatti come il meccanismo del sorteggio previsto dalla riforma Nordio non elimini le
correnti, poiché con due CSM separati non si risolve il problema delle correnti che potrebbero aumentare. Ha
anche evidenziato che la separazione delle carriere, di fatto, esiste già nel nostro Paese, dal momento che con
la riforma Cartabia le funzioni tra pubblico ministero e giudice risultano già nettamente distinte. In
conclusione, la magistrata ha ricordato che l’autonomia della magistratura è essenziale perché, nel tempo, la
magistratura italiana è riuscita, anche attraverso l’azione giudiziaria, a tutelare le minoranze più deboli del
Paese, che potrebbero altrimenti essere prevaricate da maggioranze sostenute da poteri più forti che spesso
si considerano intoccabili.