PD Gioiosa Ionica, “Comuni dovranno fare i conti con tagli alla spesa corrente che sottrarranno oltre due miliardi di euro agli Enti locali fino al 2029”

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Qualche giorno fa, abbiamo letto con attenzione e rinnovato entusiasmo la nota diffusa sulla stampa della Sindaca di Siderno Maria Teresa Fragomeni riguardante l’incentivazione dei processi della fusione degli Enti.

È un tema che sta molto al cuore al nostro circolo, infatti già nel febbraio 2023, l’allora Segretario Enrico Tarzia aveva riacceso l’atavico dibattito pubblico sull’unificazione di Gioiosa Ionica e Marina di Gioiosa Ionica, sul quale si sono poi espressi – ognuno fornendo interessanti contributi – cittadini, amministratori e dirigenti di partito.

Alla luce della situazione attuale, con una destra che sta per approvare una manovra finanziaria miope e pericolosa, i Comuni dovranno fare i conti con tagli alla spesa corrente che sottrarranno oltre due miliardi di euro agli Enti locali fino al 2029. Questi tagli non sono cifre astratte: sono servizi essenziali che verranno meno. Sono scuole senza manutenzione, assistenza sociale ridotta, servizi ambientali compromessi. A pagare il prezzo più alto, come sempre, saranno i Comuni del Sud Italia, già martoriati da un quindicennio di progressivo smantellamento dei trasferimenti statali sotto l’egida di un federalismo fiscale mai completato. Questo Governo relega i Comuni al ruolo di meri esattori, lasciando agli amministratori comunali l’ingrato compito di chiudere i bilanci, mentre i cittadini continuano giustamente a esigere i diritti e i servizi che l’Istituzione di prossimità non ha più i mezzi per garantire.

Di fronte a un Governo centrale che ci volta le spalle, non possiamo permetterci di restare immobili, vittime del declino. La battaglia condotta dall’ANCI è fondamentale, ma non basta. Per alcuni territori è il momento di essere lungimiranti e di sfruttare gli strumenti che il legislatore mette a disposizione. La fusione dei Comuni, disciplinata dalla Legge 56/2014 (Legge Delrio), rappresenta un punto di partenza importante per alcuni Comuni caratterizzati da omogeneità territoriali. Il processo è faticoso e va attuato nel pieno rispetto della diversità di ogni comunità, ma i vantaggi derivanti da un’eventuale fusione sono reali e tangibili: è prevista l’erogazione di contributi straordinari statali per un periodo significativo, oltre a una semplificazione amministrativa e all’accesso prioritario ai finanziamenti. Il tutto si traduce nel liberare i nostri bilanci dal giogo dei tagli e recuperare risorse per i servizi per i cittadini.

La creazione di enti di dimensioni maggiori si traduce in una maggiore capacità amministrativa, in economie di scala e in una forza contrattuale indispensabile per attrarre investimenti e per rapportarsi con gli enti sovraordinati. In sostanza, si può affermare che le fusioni dei Comuni consentirebbero quindi: il contenimento della spesa corrente e la razionalizzazione della macchina amministrativa, il miglioramento della qualità dei servizi e delle capacità tecniche/amministrative (maggiore capacità di progettazione e accesso ai fondi), l’incentivo di una dimensione demografica e territoriale più adeguata per una programmazione strategica, contribuendo allo sviluppo economico locale. In aree come la Locride, dilaniata dallo spopolamento (gli abitanti sono passati da 140.000 a poco più di 120.000 in 10 anni) dove il territorio è strozzato da un PIL tra i più bassi d’Europa, promuovere l’utilizzo di strumenti come questo diventa cruciale per attrarre investimenti e fornire un futuro ai giovani. Non possiamo più permetterci il lusso del bieco campanilismo che ha degenerato in una umiliante “guerra tra poverissimi”.

Cogliamo l’invito della Sindaca Fragomeni e lanciamo un appello: basta indecisione!

E’ chiaro che un processo di fusione non può essere imposto. Se è vero che i processi di fusione debbano partire e maturare dal basso, nello stesso tempo non si può prescindere dal ruolo fondamentale che la politica deve svolgere nell’alimentare il dibattito pubblico e favorire la costruzione di una consapevolezza condivisa. Questo percorso non è più rimandabile. Occorre approfondire questo tema con serietà, senza forzature ma senza tentennamenti, abbandonando timidezze, campanilismi e divisioni storiche.

Il futuro dei nostri figli non può essere ancora l’emigrazione. Per scongiurare questo rischio, occorre costruire comunità forti e coese. E la fusione dei Comuni può essere uno strumento utile per andare in quella direzione.