Ospedale di Polistena, il Comitato a tutela della salute incalza il direttore generale Di Furia. “Non possiamo continuare a morire per mancata sanità”

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Mentre siamo ancora in attesa che l’ASP di Reggio Calabria e la dottoressa Di Furia dicano come intendono risolvere l’emergenza ortopedia, continuiamo a registrare solo silenzi.
Il paradosso è evidente: quando devono rispondere ai cittadini, diventano muti.
Silenzi inaccettabili, che certificano una gestione sorda, distante e scollegata dai bisogni reali delle persone.
Il Comitato a tutela della salute – sede di Polistena, come annunciato durante le proteste davanti all’ospedale Santa Maria degli Ungheresi per la riapertura non solo delle urgenze nel reparto fondamentale di Anestesia e Rianimazione, va avanti senza paura.
Avevamo detto che, di fronte alle richieste dei cittadini, avremmo dato vita a 100 comitati in tutta la Calabria.
E lo stiamo facendo.
Ieri abbiamo incontrato un Comitato spontaneo di Gioia Tauro, che ha voluto aderire alle nostre iniziative e sostiene la battaglia della piana, perché l’ospedale di Gioia Tauro non è distaccato dallo Spoke di Polistena,un territorio strategico, ridotto ormai a un paradosso intollerabile: un porto centrale per l’economia e un ospedale generale svuotato di servizi e di dignità.
Il Comitato di Gioia Tauro terrà sotto stretto controllo i lavori annunciati per la messa in sicurezza dello stabile.
Pensate a che punto siamo arrivati: dobbiamo fare i carabinieri, perché chi è pagato per tutelarci da tempo si è dimenticato di farlo.
Ma sia chiaro: la messa in sicurezza di un edificio non basta.
Contestualmente devono essere attivati i servizi. Non possono passare altri dieci anni, perché un ospedale senza reparti pienamente funzionanti, senza medici e senza cure, resta solo un contenitore vuoto, aperto di facciata.
All’interno dell’ospedale di Gioia Tauro ci sono professionisti validi: dovete far emergere e valorizzare la loro professionalità.
È un ospedale a cui va restituita dignità, non solo per i cittadini di Gioia Tauro, ma anche per chi ci lavora ogni giorno.
Non possiamo continuare a morire per mancata sanità.
Abbiamo tracciato insieme un percorso che coinvolge tutta la Piana, perché il diritto alla salute non ha colore politico e non ha confini.
È un diritto costituzionale che non può essere sacrificato a logiche aziendali, contabili o di potere.
La nostra battaglia è semplice e radicale: non avere paura di andare in ospedale.
Pretendere strutture funzionanti e una vera medicina del territorio, non una sanità di facciata.
Domenica alle ore 10:00, in Piazza della Repubblica, saremo presenti per la raccolta firme, che verranno presentate come denuncia e atto di autotutela all’ASP e, per conoscenza, alle autorità giudiziarie competenti.
Lo facciamo per tutelare il nostro diritto ad avere ospedali che curano, non numeri su un bilancio.
Perché la salute non può dipendere dai conti e equilibri che nulla hanno a che fare con la sicurezza delle persone.
Non ci fermeremo.
Perché senza salute non c’è futuro, e chi continua a far finta di nulla se ne assumerà ogni responsabilità.