Oppido, Liceo “San Paolo”, l’eccellenza è di casa: i quattro “cento” che segnano l’anno
Lug 17, 2026 - redazione
Riceviamo e pubblichiamo
C’è un profumo antico tra le mura del Liceo Ginnasio “San Paolo” di
Oppido Mamertina, un odore di carta stampata, di inchiostro e di ideali che resistono al tempo.
Nonostante le ombre che si allungano su un futuro incerto – con la chiusura prospettata tra soli due
anni – il “San Paolo” ha voluto regalare alla sua comunità un ultimo, straordinario atto di
eccellenza.
Ancora una volta, le aule che hanno formato intere generazioni di intellettuali, professionisti e
cittadini, hanno “sfornato” talenti capaci di distinguersi.
Quattro studenti, quattro storie diverse unite da un unico, brillante traguardo: il 100 alla maturità.
Questi quattro ragazzi non sono solo “bravissimi studenti”; sono giovani coraggiosi, dediti allo
studio e orgogliosi custodi di un metodo che, nel mondo frenetico di oggi, sembra quasi una forma
di resistenza culturale. Il Liceo Classico, spesso ingiustamente messo in discussione nel dibattito
moderno, dimostra qui, a Oppido Mamertina, di essere ancora capace di formare menti brillanti e
coscienze critiche.
C’è però, in questa giornata di festa, un velo di malinconia che è impossibile scacciare.
Guardando questi volti raggianti, il pensiero corre inevitabilmente a quei corridoi che hanno
costruito intere generazioni di professionisti e che tra due anni rischiano di svuotarsi
definitivamente.
La chiusura del “San Paolo” non sarebbe solo la fine di un percorso didattico, ma la perdita di un
presidio di cultura storica per la Calabria.
Questi cento non sono solo un voto sul diploma: sono un omaggio, un ultimo, orgoglioso saluto che
questi ragazzi hanno voluto tributare alla scuola che li ha resi ciò che sono.
Un faro che, sebbene destinato a spegnersi, continuerà a illuminare, attraverso i suoi studenti, il
futuro di questa terra.
Le eccellenze: volti e storie di un percorso maturo
Rosanna Tripodi ha vissuto questi cinque anni come una continua scoperta. “Il classico non ti
insegna solo a tradurre una versione, ti insegna a decodificare il mondo,” racconta. Per lei, la
crescita è stata soprattutto interiore: la ragazza timida che è entrata in prima ginnasio lascia il posto
a una donna consapevole,forte e capace di affrontare le complessità della vita con la stessa logica
affinata sui testi di Platone.
Silvano Bertuca vede nel percorso liceale una palestra di resistenza. “Non è stato sempre facile, ma
le difficoltà sono state il motore della mia determinazione,” ammette. Silvano porta con sé la
certezza che lo studio rigoroso sia una forma di libertà. Per lui, il “San Paolo” non è stato solo un
edificio, ma una casa in cui ha imparato che il valore di una persona si misura nel coraggio di non
arrendersi davanti a un testo ostico o a una sfida personale.
Stefania Antonucci riflette con emozione sul legame tra compagni e docenti. “Siamo cresciuti
insieme, tra ansie e traguardi,” dice. Per lei, la maturità rappresenta il punto di arrivo di una
metamorfosi: non solo competenze acquisite, ma una nuova sensibilità verso le sfumature della
cultura, quella capacità di guardare oltre la superficie che solo il Liceo Classico sa infondere.
Francesca Scarpari, infine, sottolinea l’importanza della dedizione. “Il classico richiede sacrificio,
ma ti restituisce una profondità di pensiero che è difficile trovare altrove,” osserva. Francesca porta
con sé, oltre al massimo dei voti, la consapevolezza di aver fatto parte di una realtà unica,
un’istituzione che ha plasmato il suo carattere, rendendola una giovane donna pronta a confrontarsi
con il domani.
Il successo di Rosanna, Silvano, Stefania e Francesca non è solo un dato statistico, ma il riverbero
di una bellezza rara: quella di aver vissuto la propria formazione in una dimensione ‘piccola’ che ha
saputo farsi immensa. Frequentare il ‘San Paolo’ significa abitare un mondo dove il tempo si dilata
tra le righe di un testo greco e la solennità di una pagina latina, un luogo dove non si è mai stati solo
numeri, ma volti, anime, una famiglia.
È questa l’eredità più autentica che il liceo consegna ai suoi figli migliori: la consapevolezza che, in
un mondo che corre verso l’effimero, la cultura è l’unica vera dimora. Nei ricordi degli studenti,
oltre le nozioni di filosofia, greco, storia, fisica, matematica e latino, resta intatta la gloria di aver
fatto parte di questa storia.
Il ‘San Paolo’ ha insegnato loro a volare alto e a restare radicati, a essere uomini e donne del
domani con il cuore saldamente ancorato a quella nobile ‘famiglia’ che, in ogni angolo di Calabria,
continuerà a vivere attraverso il loro sguardo, il loro rigore e, soprattutto, la loro inesauribile sete di
conoscenza.



