Non è solo emergenza: l’area grecanica ha bisogno di visione e prevenzione

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Di Lorenzo spizzica Consigliere del comune di San Lorenzo

Non è solo emergenza: l’area grecanica ha bisogno di visione e prevenzione.

Ogni evento estremo rischia di trasformarsi, nel dibattito pubblico, in una narrazione uniforme del disastro. Ma il territorio dell’area grecanica insegna che non tutti i danni hanno la stessa origine, né la stessa responsabilità. Il recente ciclone “Harry” ha colpito duramente alcune aree costiere, mentre in altre zone — soprattutto nell’entroterra — ha semplicemente fatto emergere problemi strutturali che persistono da oltre vent’anni. È innegabile che Melito di Porto Salvo, San Lorenzo e Bova Marina abbiano subito gli effetti più evidenti degli eventi atmosferici estremi, lungo mari distrutti annesi sottoservizi. Ma è altrettanto evidente che nei comuni montani le difficoltà non nascono oggi: sono il risultato di decenni di scarsa manutenzione, abbandono infrastrutturale e assenza di programmazione. Le piogge violente e il ciclone non hanno fatto altro che completare un processo di degrado iniziato dall’uomo molti anni fa. Continuare a leggere tutto esclusivamente come “emergenza” rischia di diventare un alibi. Oggi serve invece una distinzione onesta tra danni climatici e responsabilità storiche, per restituire dignità e peso anche ai comuni dell’entroterra, troppo spesso dimenticati. Viabilità interna: senza collegamenti non c’è futuro .La vera sfida per l’area grecanica è la viabilità. Investire seriamente sulla SP3 e sulla SP23, creando un collegamento efficiente tra Melito di Porto Salvo, Bagaladi, San Lorenzo, Roccaforte del Greco, Roghudi Vecchio e Condofuri Superiore, non è un capriccio locale, ma una scelta strategica. Ridurre il percorso Melito–Roccaforte da 32 a 20 chilometri significherebbe rendere possibile uno sviluppo reale, aprendo a un turismo che unisca mare, montagna, spiritualità ed esperienza, oggi frenato da strade inadeguate e insicure. Ma le infrastrutture non possono essere pensate senza una manutenzione programmata, certa e verificabile. Incendi e territorio: senza prevenzione non si sopravvive .Sul fronte degli incendi serve un cambio di passo netto: più controlli, più personale, più severità, ma soprattutto più prevenzione. Senza un lavoro costante sul territorio, nessuna emergenza potrà mai essere davvero gestita. Il clima sta cambiando, assumendo caratteristiche sempre più estreme: ignorarlo significa condannare queste aree alla ripetizione ciclica dei disastri. Marina di San Lorenzo: una fragilità sotto gli occhi di tutti .La situazione di Marina di San Lorenzo è emblematica. Un lungomare incompleto da anni, con una seconda parte che oggi andrebbe chiusa per motivi di sicurezza, un primo lotto danneggiato e un torrente ormai colmo a causa della mancata manutenzione. Ancora più grave è l’assenza di una via di fuga alternativa: alla chiusura del passaggio a livello, l’abitato resta isolato. Eppure, con un senso unico e un sacrificio condiviso, sarebbe possibile collegare direttamente Marina di San Lorenzo alla SS106, collegamento già previsto sulla carta. Guardando oltre, il collegamento costiero tra Marina di San Lorenzo e Condofuri non è un’utopia, ma una scelta concreta di sviluppo e sicurezza.

Dal ricostruire al prevenire Il punto centrale è uno solo: smettere di intervenire solo dopo i danni. Serve coinvolgere chi di competenza per avviare una politica seria di prevenzione, anche a mare, attraverso barriere naturali in pietra, capaci di ridurre l’energia delle onde, contrastare l’erosione e favorire il ripascimento delle spiagge. Pensare al mare senza dimenticare la montagna — e viceversa — è l’unico modo per costruire un futuro possibile. Non per stabilire primati tra territori, ma per difendere e valorizzare un’area che chiede solo di essere governata con visione, responsabilità e spirito di rete.