Neonata rapita a Cosenza, chiesti 8 anni per Sofia Cavoto

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Il pubblico ministero Antonio Bruno Tridico ha concluso questa mattina la requisitoria nel processo sul rapimento della neonata Sofia Cavoto, avvenuto nella clinica “Sacro Cuore” di Cosenza.

Unica imputata è Rosa Vespa, difesa dagli avvocati Gianluca Garritano e Teresa Gallucci, accusata di aver sottratto la piccola dalla struttura sanitaria. Il pm ha chiesto la condanna a 8 anni di reclusione, contestando due aggravanti: la consapevolezza di aver agito ai danni di persone ricoverate e la previa conoscenza dei luoghi, acquisita attraverso una visita nella clinica.

Nel corso della giornata sono previste le discussioni degli avvocati di parte civile, prima della lettura del dispositivo di sentenza.

L’imputata si è sottoposta, tra ottobre e novembre 2025, a perizia psichiatrica disposta dal gip di Cosenza Letizia Benigno. Il collegio peritale era composto da Michele Di Nunzio, Gabriella Bolzoni e Roberta Costantini.

La famiglia della madre della neonata, con entrambi i genitori presenti in aula, si è costituita parte civile con gli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani, affiancati dai consulenti Simonetta Costanzo e Flaminia Bolzan.

Secondo l’accusa, Vespa avrebbe simulato per nove mesi una gravidanza, sostenendo di aver partorito l’8 gennaio 2025, giorno in cui la piccola Sofia fu sottratta ai genitori.