Nasce la rivista turistica “La Costa degli Dei e dintorni”, ideata da Gaspare Sapioli

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Il mare resta la cartolina più potente, ma non esaurisce il
racconto. La rivista turistica «La Costa degli Dei e dintorni»,
ideata da Gaspare Sapioli con il contributo del grafico Umberto
Sirò, sposta lo sguardo oltre la battigia, verso i borghi, le
tradizioni e i paesaggi che si distendono tra il Tirreno e il
Monte Poro. La «Costa degli Dei» indica il tratto del litorale
vibonese compreso tra Pizzo e Nicotera. È un susseguirsi di
spiagge, promontori e scogliere che trova in Tropea e Capo
Vaticano le sue immagini più conosciute. La pubblicazione sceglie
però di allargare la prospettiva e di collegare la fascia
costiera ai centri dell’interno. Nella presentazione del volume,
Sapioli spiega l’intento con queste parole. «Ho deciso di
realizzare una rivista turistica dedicata alla Costa degli Dei
e al suo straordinario territorio […] attraverso articoli,
fotografie e approfondimenti, la pubblicazione intende
raccontare non solo le rinomate località balneari, ma anche i
borghi dell’entroterra, le tradizioni popolari, il patrimonio
storico e culturale, le eccellenze enogastronomiche e le
meraviglie naturalistiche». Il sommario conferma la scelta.
Accanto a Nicotera, Joppolo, Ricadi, Tropea, Parghelia,
Zambrone, Briatico, Vibo Valentia e Pizzo compaiono Cessaniti,
Drapia, Filandari, Filogaso, Francica, Jonadi, Limbadi,
Maierato, Mileto, Rombiolo, San Calogero, San Costantino
Calabro, San Gregorio d’Ippona, Sant’Onofrio, Spilinga,
Stefanaconi, Zaccanopoli e Zungri. È una geografia meno esposta,
ma non meno ricca. C’è Zungri con l’insediamento rupestre degli
Sbariati, un complesso scavato e costruito nella roccia le cui
origini sono ancora oggetto di studio. Le tracce più antiche
sembrano risalire al periodo compreso tra l’VIII e il XII secolo,
ma le ipotesi sulla nascita del sito restano aperte. C’è
Spilinga, legata alla produzione della ’nduja, e ci sono i
percorsi della Valle Ruffa, parte di un’area naturale sottoposta
a tutela. C’è infine il Pecorino del Monte Poro Dop, espressione
diretta della tradizione pastorale del comprensorio. Il
territorio conserva anche tradizioni come l’Affruntata di San
Costantino Calabro e il culto della Madonna della Neve a Zungri.
Sono elementi di un patrimonio vivo, spesso rimasto sullo sfondo
rispetto alla forza delle immagini costiere, dai tramonti di
Capo Vaticano e di Zambrone. La scelta editoriale è quella di
proporre un viaggio più ampio, fatto non soltanto di spiagge e
stabilimenti, ma anche di cammini, prodotti locali, archivi,
testimonianze e storie di chi vive questi paesi durante tutto
l’anno. In questo scenario, una rivista che ordina «voci,
archivi, fotografie – alcune inedite – in un percorso che non
teme le coordinate geografiche, dal mare alla collina, dal borgo
rupestre alla marina mondana» può diventare uno strumento di
conoscenza e promozione del territorio. Sapioli lo scrive con
toni poetici. «Dove la terra si piega al mare e il mare impara
la terra, nasce un orizzonte che non finisce, la Costa degli
Dei, sentimento di luce e appartenenza». Ogni scheda comunale è
presentata come «un mosaico di dati, emozioni, prospettive di
sviluppo» e ogni articolo come «un invito alla scoperta lenta,
rispettosa, curiosa». Il volume ringrazia i Comuni, le Pro Loco,
studiosi e cittadini che hanno aperto «cassetti di memoria» e
accompagnato la redazione tra chiese, frantoi, vigneti e cantieri
di barche. Il punto centrale del progetto è proprio questo.
L’entroterra non viene presentato come una deviazione dalla
vacanza al mare, ma come una parte necessaria dello stesso
paesaggio culturale. Una rivista, da sola, non può risolvere le
difficoltà dei piccoli comuni. Può però renderli riconoscibili,
mettere in ordine informazioni disperse e suggerire itinerari
capaci di distribuire l’attenzione oltre le mete più frequentate.
Non si tratta di sottrarre attrattività alla costa, ma di
completare l’offerta e accompagnare il visitatore dalla spiaggia
verso le alture. Il mare resta il primo richiamo. Dietro quel
mare, però, c’è un territorio che chiede di essere guardato con
la stessa attenzione. «Sfogliate queste pagine con calma», invita
Sapioli. «Lasciate che il profumo della salsedine incontri quello
della terra rossa […]. Solo allora percepirete […] che la Costa
degli Dei non è soltanto un luogo da visitare, è un sentimento
da abitare». Per i borghi dell’entroterra è una promessa, ma
anche una responsabilità. Trasformare la visibilità in
conoscenza, la visita in permanenza e la scoperta in cura dei
luoghi.