Morte e processo Domenico Politi, Approdo intervista l’avvocato Gregorio Papalia
Lug 17, 2026 - redazione
Intervista all’avvocato Gregorio Papalia sulla morte di Domenico Politi
Avvocato Papalia, il 18 giugno 2026 il GUP di Palmi ha chiuso il caso. Qual è il suo giudizio?
R. I giudici hanno applicato la legge, e su questo non si discute. Il problema è la legge stessa. Quando un uomo invade contromano una strada, viola quattro norme del Codice della strada e uccide tre persone, non può uscire dal processo con una condanna a due anni, peraltro con pena sospesa. È il sistema a essere sbagliato per reati come questo.
Con più vittime, il patteggiamento dovrebbe essere ammesso?
R. Gregorio Papalia: Come si spiega che una tragedia con tre morti si chiuda senza un giorno di carcere? Tecnicamente è semplice. L’aggravante per la morte di più persone è prevista dal comma 8 dell’articolo 589-bis del Codice penale, ma l’articolo 590-quater, che impedisce di bilanciare le aggravanti con le attenuanti, si applica soltanto ai commi dal 2 al 6 dell’articolo 589-bis, cioè ai casi di omicidio stradale commesso in stato di ebbrezza, sotto l’effetto di stupefacenti o con eccesso di velocità particolarmente grave.
Il sorpasso o la guida contromano restano invece esclusi. Così le attenuanti generiche hanno pieno effetto, la pena si riduce sensibilmente e si arriva anche al patteggiamento con sospensione della pena. È un vuoto normativo che andrebbe colmato.
Ai vostri assistiti non sono state nemmeno liquidate le spese processuali. È l’ennesima beffa?
R. Ci siamo costituiti parte civile non appena è stato possibile, ma la richiesta di patteggiamento era già stata depositata. Il giudice ha applicato l’orientamento della Cassazione: costituzione della parte civile successiva alla richiesta di patteggiamento, nessuna liquidazione delle spese. Famiglie distrutte che, oltre al dolore, devono sostenere anche i costi della difesa. Così si allontanano i cittadini dalla giustizia.
Cosa chiedete ora?
R. Sul piano processuale non c’è più nulla da fare: la sentenza è passata in giudicato. Resta però la realtà di due bambini che cresceranno senza un padre, di una moglie senza marito e di un padre di 77 anni che ha dovuto seppellire il proprio figlio. Resta la speranza che qualcuno in Parlamento si accorga di questa lacuna e intervenga, estendendo la disciplina dell’articolo 590-quater a tutte le aggravanti dell’omicidio stradale, e non soltanto ai casi di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.



