Morte di Antonio Perrotta, Marziale, “Penso ai quattro bambini che hanno perso il padre. La Calabria non li lasci soli e gli autori vivano di rimorso”
Ago 11, 2026 - redazione
«Ci sono morti che non possono essere archiviate come semplici fatti di cronaca, e la morte di Antonio Perrotta, originario di Fuscaldo, dopo il pestaggio subito a Sangineto, è una di queste. Perché dietro un uomo che non c’è più ci sono una moglie e, soprattutto, quattro bambini in tenera età ai quali è stato sottratto il padre»: è quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e già Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria.
«Il mio primo pensiero – afferma Marziale – va a quei quattro bambini. Non conoscono, e non devono conoscere, la brutalità degli adulti che ha determinato la tragedia che stanno vivendo. Conosceranno, invece, molto presto l’assenza. Una sedia vuota, una voce che non sentiranno più, una porta che non si aprirà, un padre che non potranno più abbracciare. È questo il vero dramma che deve interrogare le coscienze di quanti vedono nella violenza la risoluzione di qualsivoglia contrarietà».
«Quando la violenza arriva a togliere la vita a un uomo – continua il presidente dell’Osservatorio – non finisce nel momento in cui l’aggressione termina. Le sue conseguenze entrano nelle case, nelle scuole, nei pensieri e nel futuro di chi resta. E quei quattro bambini porteranno questa ferita per tutta la vita. Per questo non possiamo limitarci all’indignazione delle prime ore».
Marziale richiama quindi le istituzioni a una responsabilità concreta: «Mi aspetto che attorno a questa famiglia si costruisca immediatamente una rete di protezione. Non parole di circostanza, ma sostegno vero e continuativo. Quei bambini devono poter crescere sapendo che, quando il destino li ha privati del padre, la società non li ha privati anche della propria responsabilità nei loro confronti».
«Occorre garantire loro sostegno psicologico, attenzione sociale, tutela economica e continuità educativa. E bisogna farlo nel tempo, perché – spiega il sociologo – il dolore di un bambino non segue il calendario della cronaca e proprio quando i riflettori si spegneranno, per loro comincerà il tempo più difficile».
«Alla giustizia – evidenzia ancora il presidente dell’Osservatorio – spetta il compito di accertare le responsabilità e di applicare le pene previste dalla legge. Ma c’è una pena che nessun tribunale può infliggere e che, mi auguro, accompagni per tutta la vita chi ha partecipato a questa tragedia ossia il rimorso di elaborare di avere tolto la vita a un uomo. Il rimorso di avere distrutto una famiglia. Il rimorso, soprattutto, di avere condannato quattro bambini a crescere senza il proprio padre. Perché una cosa è certa, cioè qualunque sia la pena stabilita dalla legge, non restituirà ridarà ai figli il proprio padre. Ecco perché – conclude Marziale – la vera misura della nostra civiltà non sarà soltanto la capacità di punire chi ha sbagliato, ma quella di proteggere chi, senza avere alcuna colpa, è stato costretto a pagare il prezzo più alto. Antonio Perrotta non tornerà, ma quei quattro bambini – conclude il presidente dell’Osservatorio – sono ancora qui, e sono anche figli nostri. La Calabria li guardi negli occhi e non li abbandoni.»



