La tragedia in Calabria. Un operaio forestale muore durante la corsa in auto verso il Pronto Soccorso: non c’era l’autoambulanza

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È morto durante una corsa disperata verso l’ospedale, affrontata in auto perché nel suo paese non era disponibile alcun mezzo di soccorso. Antonio “Tonino” Sommario, 64 anni, operaio forestale e delegato della Flai Cgil, è deceduto a seguito di un malore improvviso mentre i familiari tentavano di raggiungere il primo presidio sanitario utile partendo da Longobucco, centro montano dell’entroterra cosentino.
Il dramma si è consumato lungo la strada che collega il paese ai principali ospedali della zona, un percorso di circa 40 chilometri caratterizzato da tornanti e tratti difficili. Il cuore dell’uomo ha smesso di battere nei pressi di Cropalati, prima che fosse possibile intercettare un’ambulanza o ricevere soccorsi adeguati.
Nei minuti immediatamente successivi al malore, in paese medici e farmacisti avevano cercato di prestare aiuto, arrivando anche a recuperare il defibrillatore presente sul territorio. Tuttavia, l’assenza di un presidio di emergenza attivo ha reso inutili tutti i tentativi. Una morte che ha sconvolto la comunità e che riporta al centro dell’attenzione la fragilità del sistema sanitario nelle aree interne.
Il caso sta facendo riesplodere il dibattito sulle condizioni dei comuni montani, dove spesso mancano guardie mediche continuative, ambulatori, mezzi di soccorso stabili e collegamenti rapidi con gli ospedali. In molti centri, inoltre, è assente persino la presenza fisica del medico di base, rendendo ogni emergenza una sfida contro il tempo.

Sulla vicenda è intervenuta la deputata del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino, che in una nota ha espresso «profondo cordoglio alla famiglia di Antonio “Tonino” Sommario» e vicinanza ai suoi cari. «La notizia della sua morte – avvenuta mentre cercava disperatamente di raggiungere in auto l’ospedale più vicino – è l’ennesimo e gravissimo campanello d’allarme sulla condizione della sanità nelle aree interne della Calabria», ha dichiarato Baldino, sottolineando come a rendere la vicenda ancora più drammatica sia stata l’assenza di un’ambulanza al momento del malore.

«A Longobucco e nei territori montani dell’entroterra – ha aggiunto la parlamentare – la guardia medica non è sempre presente, i mezzi di soccorso non sono garantiti in modo continuativo e le lunghe distanze dagli ospedali trasformano ogni emergenza in un percorso a ostacoli». Baldino ha inoltre denunciato la cronica carenza di personale medico, di presidi territoriali e di servizi di emergenza-urgenza, attribuendo tali criticità a «precise e scellerate scelte politiche regionali che hanno reso il sistema sanitario poco attrattivo».

«Non è più accettabile – ha concluso – che il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, diventi un privilegio per chi vive vicino ai grandi centri e una condanna per chi abita nelle aree interne. Tonino Sommario non è morto per caso, ma perché mancavano servizi sanitari essenziali, a partire da un’ambulanza e da soccorsi tempestivi».