La storia di una cittadina gioiese: un esempio di come il sistema sanitario calabrese mette i pazienti con le spalle al muro

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Di Clemente Corvo

La storia di una cittadina gioiese: un esempio di come il sistema sanitario calabrese mette i pazienti con le spalle al muro.
Una donna gioiese è stata dimessa ieri pomeriggio dal GRANDE OSPEDALE METROPOLITANO ” BIANCHI MELA RINO MORELLI ” di Reggio Calabria dopo un ricovero di diversi giorni, ma quando si è recata dal suo medico curante per farsi prescrivere le medicine necessarie, ha incontrato un ostacolo inaspettato. La segreteria del medico ha rifiutato di prescrivere le medicine, adducendo che la direzione aziendale dell’ASP di Reggio Calabria ha deciso che tutte le prescrizioni di farmaci e esami e trattamenti previsti e indicati al momento delle dimissioni dal pronto soccorso o da reparti ospedalieri devono essere fatti dagli stessi specialisti e non rimandati ai medici di famiglia, con decorrenza dal 1° gennaio 2026.

Il medico curante, dottor Sergio Piccolo, che attualmente sostituisce il dottor Zirino, ha però dimostrato grande umanità e professionalità, prescrivendo tutte le medicine necessarie nonostante le disposizioni aziendali. Questo gesto ha permesso alla paziente di ricevere le cure necessarie senza dover affrontare ulteriori difficoltà.

Il dottor Piccolo si è addirittura messo a disposizione economicamente per acquistare i farmaci necessari alla paziente, pur di non lasciarla senza cure. Purtroppo, i medici sono costretti a lavorare in un clima di paura, di terrore, dove ogni prescrizione può essere oggetto di controlli speculativi e addebiti economici.

Ci corre d’obbligo fare una considerazione: cosa cambia ad una paziente che viene dimessa dall’ospedale, che le medicine relative invece di essere prescritte dall’ente ospedaliero vengono rimandate al medico curante per come di prassi è sempre stato fatto e come sarebbe giusto fare? Non sarebbe cambiato assolutamente niente, c’è solamente la speculazione di creare scarica barili che sconfortano i pazienti per andare da una parte all’altra del territorio e poi alla fine andarsi a comprare le medicine. E chi non ha la possibilità economica per poterlo fare, cosa deve fare?

L’Odissea evitata grazie all’umanità del dottor Piccolo

L’Odissea che sarebbe potuta succedere a questa donna è stata evitata grazie all’umanità, alla disponibilità e alla responsabilità del dottor Piccolo. Un medico che ha dimostrato non solo qualità professionali, ma grandissime qualità umane. Fare il medico è anche una missione, e il dottor Piccolo ha dimostrato di averla compresa appieno.

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Medicine salvavita prescritte dall’ospedale di Reggio Calabria

È importante sottolineare che le medicine prescritte dal reparto di medicina dell’ospedale di Reggio Calabria sono medicine salvavita per la paziente. Si tratta di farmaci essenziali per la sua salute e il suo benessere, e non possono essere sostituite o rimandate. Il dottore ha dimostrato grande sensibilità e professionalità nel prescrivere queste medicine, garantendo alla paziente le cure necessarie.

Non è uno scherzo di carnevale, è la realtà del sistema sanitario calabrese

Tutto ciò che stiamo illustrando non è uno scherzo di carnevale, visto il periodo temporale in cui ci troviamo, ma bensì il risultato della inefficacia e della strafottenza del sistema sanitario calabrese. Un sistema che mette i pazienti con le spalle al muro, che costringe i medici a lavorare in un clima di paura e che non garantisce le cure necessarie ai cittadini.

È tempo di ribellarsi!

È necessario che i medici, i sindacati e i cittadini si uniscano per chiedere un cambiamento radicale del sistema sanitario calabrese. La salute è un diritto fondamentale e non può essere messa in discussione da problemi burocratici o economici.

La Calabria merita di meglio!

La storia di questa donna gioiese deve essere un campanello d’allarme per tutti. È tempo di chiedere un sistema sanitario più umano, più efficiente e più giusto per tutti i calabresi. Il dottor Piccolo ha dimostrato che è possibile fare la differenza, ma è necessario che tutti si uniscano per cambiare il sistema.

E poi, ci chiediamo come mai i nostri politici possono dire che in Calabria c’è stato un miglioramento nel campo della sanità. È un insulto alla nostra intelligenza e alla nostra dignità. Il sistema sanitario calabrese è indecoroso e vergognoso. È tempo di dire basta e di chiedere un cambiamento vero e profondo.

L’esempio del dottor Sergio Piccolo è un faro di speranza per la sanità calabrese

Il gesto del dottor Piccolo, medico di famiglia che ha deciso di prescrivere le medicine necessarie a una paziente nonostante le disposizioni aziendali contrarie, deve essere un esempio per tutti gli altri medici di famiglia. La vita dei pazienti ha un valore inestimabile e non può essere messa in discussione da problemi burocratici o economici.

Il dottor Piccolo ha dimostrato che è possibile fare la differenza, anche in un sistema sanitario che sembra essere stato progettato per fallire. La sua umanità, la sua disponibilità e la sua responsabilità devono essere un esempio per tutti i colleghi che ogni giorno si trovano a dover affrontare le stesse difficoltà.

Un appello ai medici di famiglia: uniamoci per cambiare il sistema!

È tempo che i medici di famiglia si uniscano per chiedere un cambiamento radicale del sistema sanitario calabrese. La salute dei pazienti è la priorità assoluta e non può essere messa in discussione da problemi burocratici o economici.

Il dottor Piccolo ha dimostrato che è possibile fare la differenza, ma è necessario che tutti si uniscano per cambiare il sistema. I medici di famiglia hanno un ruolo fondamentale in questo processo di cambiamento e devono essere protagonisti attivi della lotta per una sanità più giusta e più umana.

La vita dei pazienti ha un valore inestimabile: non possiamo più aspettare!

La storia della paziente gioiese è solo un esempio di come il sistema sanitario calabrese può mettere i pazienti con le spalle al muro. È tempo di dire basta e di chiedere un cambiamento vero e profondo.

Il dottor Sergio Piccolo ha dimostrato che è possibile fare la differenza. Ora tocca a noi, cittadini e medici, unire le forze per cambiare il sistema e garantire a tutti i calabresi una sanità più giusta e più umana.