La logistica mondiale sta entrando in una nuova fase di instabilità strutturale

Intervista a Germano Ventura, Manager Internazionale nella logistica
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Opera tra Italia ed Egitto, con rapporti consolidati in tutto il Medio Oriente e in Africa. Germano Ventura, manager internazionale nella logistica, osserva da un punto di vista privilegiato gli effetti della guerra in Iran sugli equilibri globali. In questa intervista analizza le ripercussioni economiche e operative che stanno ridefinendo il settore.


Dott. Ventura, quanto è grave l’impatto del conflitto in Iran sugli equilibri globali?

«È un impatto profondo e strutturale. Quando parliamo di Iran non parliamo solo di uno Stato, ma di un nodo strategico che si affaccia sullo Stretto di Hormuz, uno dei choke point energetici più importanti al mondo. Da lì transita circa il 20% del petrolio globale.

Ogni tensione in quell’area genera un effetto domino immediato: aumento dei costi energetici, volatilità nei mercati finanziari e pressione sulle supply chain. E la logistica è il primo settore a registrare lo shock.»


Quali sono le conseguenze più evidenti per il trasporto marittimo?

«Le compagnie di navigazione stanno affrontando tre problemi principali: rischio operativo, aumento dei premi assicurativi e ridefinizione delle rotte.

Molte navi evitano il Golfo Persico o rallentano le operazioni. Questo significa deviazioni verso rotte più lunghe — spesso circumnavigando il Capo di Buona Speranza — con un allungamento dei tempi di consegna fino a 10-15 giorni.

Per chi lavora tra Mediterraneo, Nord Africa e Medio Oriente, come nel mio caso tra Italia ed Egitto, l’effetto è immediato: incremento dei costi, congestioni portuali e maggiore complessità nella pianificazione.»


E il trasporto aereo?

«Anche lo spazio aereo regionale risente della crisi. Le compagnie cargo stanno rivedendo i corridoi di volo per motivi di sicurezza, aumentando tempi e costi. In una logistica sempre più orientata alla velocità, ogni deviazione incide su settori sensibili come farmaceutico, elettronica e componentistica industriale.»


Il rincaro dell’energia quanto pesa sul comparto logistico?

«Moltissimo. Se il prezzo del petrolio aumenta, aumentano carburanti, noli marittimi, trasporto su gomma e costi di produzione.

La guerra in Iran non è un evento isolato: si inserisce in un contesto già fragile, dopo pandemia e crisi nel Mar Rosso. Il risultato è una pressione costante sui margini delle imprese logistiche e industriali.»


Dal suo osservatorio internazionale, quali aree risultano più esposte?

«Il Medio Oriente e il Nord Africa sono chiaramente in prima linea. Ma l’Europa non è affatto immune. L’Italia, per esempio, dipende fortemente dalle importazioni energetiche e da flussi commerciali che transitano in quell’area.

L’Egitto, che rappresenta uno snodo logistico fondamentale grazie al Canale di Suez, può subire un doppio effetto: da un lato opportunità di traffico alternativo, dall’altro instabilità regionale che scoraggia investimenti.»


Cosa devono fare oggi le aziende per proteggere la propria supply chain?

«Tre parole chiave: diversificazione, tecnologia e cooperazione.

Diversificazione, perché non si può più dipendere da un’unica rotta o da un solo fornitore.

Tecnologia, perché la visibilità in tempo reale consente di reagire prima che la criticità diventi emergenza.

Cooperazione, perché in scenari geopolitici complessi è fondamentale il dialogo tra imprese, istituzioni e partner locali.»


Questa crisi è temporanea o segna un cambiamento strutturale?

«Temo che sia un cambiamento strutturale. La globalizzazione come l’abbiamo conosciuta — lineare, basata su efficienza e costi minimi — sta lasciando spazio a un modello fondato su resilienza e sicurezza.

Le supply chain del futuro saranno più regionalizzate, più ridondanti e probabilmente più costose. Ma saranno anche più robuste.»


In conclusione, qual è il messaggio per il mondo imprenditoriale?

«La logistica non è più solo un servizio operativo: è una leva strategica. Chi investe oggi in resilienza e pianificazione del rischio non solo supererà questa crisi, ma avrà un vantaggio competitivo nei prossimi anni.

La guerra in Iran ci ricorda che le rotte commerciali sono anche rotte geopolitiche. E chi opera nella logistica deve ormai ragionare come un analista internazionale, oltre che come un manager.»