La lettera. “Il Policlinico di Milano, quella medicina che cura il corpo senza mai dimenticare il cuore”
Ago 07, 2026 - redazione
Riceviamo e pubblichiamo
Ci sono luoghi nei quali si entra con il peso della paura e dell’incertezza e nei quali, giorno dopo giorno, si scopre che la cura non è fatta soltanto di diagnosi, interventi e terapie. È fatta soprattutto di persone. Di sguardi che rassicurano, di parole che infondono coraggio, di mani che sanno trasmettere sicurezza prima ancora della loro straordinaria competenza. È ciò che sto vivendo, ogni giorno, nel reparto di Chirurgia d’Urgenza del Policlinico di Milano. In questo percorso, che sto ancora affrontando, ho il privilegio di essere affidata a professionisti che incarnano il significato più autentico della medicina: quella che cura il corpo senza mai dimenticare il cuore, la dignità e la fragilità della persona. Desidero esprimere la mia più profonda e commossa gratitudine al Direttore della Chirurgia d’Urgenza, dottor Hayato Kurihara, la cui guida ha saputo forgiare un’équipe di straordinario valore umano e professionale. Un’équipe nella quale l’eccellenza clinica, il rigore scientifico e la ricerca della migliore cura possibile si intrecciano con una rara attenzione verso il paziente. In ogni momento trascorso in reparto percepisco una cultura della cura autentica, fondata non soltanto sulla competenza, ma anche sulla capacità di accogliere, ascoltare e accompagnare chi sta vivendo un momento di grande vulnerabilità. È questa la grandezza di una medicina che non vede soltanto la malattia, ma riconosce prima di tutto la persona. Tra i volti che stanno accompagnando questo mio cammino, ce n’è uno che conserverò con particolare riconoscenza: quello dell’infermiera Alice Toffanello. Una delle prime sere del mio ricovero, mentre le mie condizioni cliniche erano particolarmente severe, Alice si è accorta, con quella sensibilità che appartiene solo a chi sa davvero prendersi cura degli altri, di un mio bisogno prima ancora che io lo esprimessi. Senza esitazione ha rinunciato al suo panino per offrirlo a me. Un gesto semplice, ma di una profondità immensa. In quel momento non mi ha donato soltanto qualcosa di materiale: mi ha fatto sentire vista, accolta, considerata. Mi ha trasmesso quella vicinanza umana che, nei momenti di fragilità, può avere un valore immenso. È proprio nei piccoli gesti, spesso silenziosi e lontani dai riflettori, che si manifesta la forma più autentica della cura. Alice rappresenta ai miei occhi l’essenza più nobile della professione infermieristica: competenza, dolcezza, attenzione, sensibilità e una capacità rara di mettere l’altro al centro. La sua presenza, il suo modo gentile di esserci e la sua professionalità resteranno per me un ricordo prezioso di questo percorso. Il mio ringraziamento più sincero si estende però a tutta l’équipe: ai chirurghi, agli infermieri, agli operatori socio-sanitari e a tutto il personale del reparto. A donne e uomini che ogni giorno affrontano responsabilità enormi con dedizione, preparazione e spirito di servizio. Li vedo lavorare con instancabile impegno, affrontare situazioni complesse, sostenere i pazienti e le loro famiglie, senza mai perdere quella dimensione umana che rende la cura qualcosa di molto più grande di un semplice atto professionale. In ciascuno di loro riconosco il volto migliore della sanità: quella fatta di conoscenza, sacrificio, passione e umanità. Una sanità che non si limita a curare, ma che accompagna, sostiene e restituisce fiducia nei momenti in cui la paura sembra prendere il sopravvento. Ed è proprio perché sto vivendo sulla mia pelle questa straordinaria esperienza che sento anche il bisogno di esprimere un pensiero di profondo rammarico. Provengo dalla Calabria, una terra meravigliosa che amo profondamente, ma che ancora oggi deve confrontarsi con importanti carenze strutturali e di personale sanitario. Una situazione che costringe tanti cittadini, come me, ad affrontare quello che ancora nel 2026 viene tristemente definito “il viaggio della speranza”: allontanarsi dalla propria casa, dai propri affetti e dalla propria terra per poter ricevere cure adeguate. È un dolore profondo pensare che il diritto alla salute, che dovrebbe essere garantito a ogni cittadino con la stessa dignità e qualità in ogni parte del Paese, possa ancora comportare sacrifici così grandi per tante persone e per tante famiglie. Il mio immenso grazie al Policlinico di Milano e a questa straordinaria équipe non nasce quindi da un confronto, ma dalla speranza che un giorno ogni territorio possa offrire ai propri cittadini la stessa possibilità di cura, senza costringerli a partire per cercare risposte altrove. Mentre continuo il mio percorso di cura, sento il dovere e il privilegio di dire grazie. Grazie al dottor Kurihara, grazie ad Alice, grazie a ogni medico, infermiere e operatore che ogni giorno mette competenza e cuore al servizio degli altri. Perché la vera eccellenza non si misura soltanto nei risultati clinici, ma nella capacità di far sentire ogni persona accolta, ascoltata e mai sola. Ed è esattamente questo il dono prezioso che sto ricevendo, giorno dopo giorno.
Con infinita gratitudine e profonda stima.
Nancy Saltalamacchia



