La guerra lontana che può colpire la Calabria

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Di Claudio Maria Ciacci

Stamattina ci siamo svegliati con un nuovo conflitto armato: non più minacciato, non più evocato nei vertici diplomatici, ma concretizzato sul campo. La guerra tra Israele, Iran e Stati Uniti è diventata realtà, e anche se sembra lontana, per la Calabria potrebbe avere effetti immediati.

Il primo nodo è lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Un blocco o attacchi alle petroliere farebbero schizzare il prezzo del greggio. Per famiglie e imprese di Catanzaro e tutte le altre città calabresi significherebbe carburante e bollette più cari, in una regione dove i redditi sono già bassi e ogni aumento pesa di più.

C’è poi il fronte marittimo. Se il conflitto si allargasse coinvolgendo lo Yemen, il rischio di attacchi dei guerriglieri Houthi alle navi nel Mar Rosso crescerebbe ulteriormente. Rotte deviate, assicurazioni più alte, tempi più lunghi: la catena commerciale globale ne risentirebbe.

Per la Calabria il punto chiave è il Porto di Gioia Tauro, uno dei principali hub di transhipment del Mediterraneo. Un rallentamento dei traffici dal Medio Oriente potrebbe ridurre i volumi e quindi il lavoro nella Piana. Oppure, al contrario, nuove rotte potrebbero rendere il porto ancora più strategico. In entrambi i casi, la regione sarebbe direttamente coinvolta.

La guerra non arriverebbe con le armi sulle nostre coste, ma con l’aumento dei prezzi, l’incertezza economica e le ricadute sull’occupazione. In Calabria, più che altrove, le crisi globali si trasformano rapidamente in problemi quotidiani.

Ecco perché ciò che accade tra Hormuz e il Mar Rosso riguarda anche lo Stretto di Messina e le nostre città.