La guerra e l’illusione della libertà

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di Antonino Napoli

“Questa notte un’intera civiltà morirà”. Ha detto The Donald. E questa non è solo una frase forte ma un modo di vedere il mondo.
Quando il leader di quella che viene considerata la più grande democrazia del mondo arriva a immaginare la distruzione di un’intera civiltà, il problema non è solo politico. È più profondo e riguarda il modo in cui si pensa.
Hannah Arendt spiegava che il male più pericoloso non nasce sempre dall’odio, ma dalla mancanza di pensiero. Lo chiamava “banalità del male”: quando si smette di riflettere davvero su ciò che si dice e si fa, tutto diventa possibile, anche ciò che dovrebbe essere impensabile.
Eppure la guerra continua a essere raccontata come strumento di libertà. Ma, come ricordava Immanuel Kant, la pace non si costruisce con la forza, bensì con il diritto.
Jean-Paul Sartre denunciava l’ipocrisia delle guerre combattute “in nome della libertà”, quando in realtà negano la libertà di chi le subisce.
Così in Iran non c’è più un popolo, una storia, delle persone. Ma un’idea astratta. E quando gli esseri umani diventano un’idea, diventa più facile parlare della loro distruzione.
La libertà, allora, rischia di diventare solo una parola usata per giustificare altro. Perché non si può difendere un popolo immaginando di annientarlo.
Il vero pericolo non è solo la guerra.
È il momento in cui smettiamo di pensare davvero a ciò che diciamo ed alle sue conseguenze.