Inchiesta Ponte sullo Stretto, Tridico: “Hanno provato a truccare la partita. A Salvini non resta che dimettersi”
Giu 09, 2026 - redazione
«L’inchiesta della Procura di Roma scuote le fondamenta del ponte. Hanno provato a mettere su un progetto che non ha mai avuto i piedi per terra, e alla fine si sono ridotti a tentare di truccare la partita. Le notizie che arrivano da Roma, con l’indagine della Procura e le perquisizioni del Ros per corruzione e rivelazione di segreto, proprio sulle carte del Ponte di Messina, sono inquietanti e raccontano bene il metodo con cui questa vicenda è stata gestita.
Mentre i cittadini calabresi e siciliani viaggiano ancora a passo d’uomo su linee ferroviarie ottocentesche, scopriamo che l’unica “alta velocità” studiata a tavolino dai signori del Ponte era quella promessa alle carriere di magistrati contabili in quiescenza, pur di blindare un’opera fantasma. È l’archetipo di quel capitalismo clientelare che da economista denuncio da una vita: si inventa un bisogno inutile, si gonfiano i costi oltre ogni logica di mercato e, quando le istituzioni di controllo provano a fare il proprio dovere, si attiva la diplomazia dei corridoi e delle promesse di poltrone pubbliche.
Nonostante tutto, le debolezze del progetto sono emerse comunque. Ricordo a Salvini e Meloni che se pochi mesi fa la Corte dei Conti ha clamorosamente sbarrato la strada a questo ecomostro, negando il visto di legittimità alla delibera Cipess, il merito è stato anche del nostro lavoro a Strasburgo. I giudici contabili, nelle loro motivazioni, hanno esplicitamente richiamato i nodi sollevati dalla mia interpellanza parlamentare presentata a inizio 2025 alla Commissione Europea. Avevamo denunciato le violazioni delle direttive comunitarie sugli appalti, la spregiudicata alterazione della concorrenza e le macroscopiche carenze sui rischi ambientali. Abbiamo evidenziato i dubbi, la Corte li ha tradotti in una bocciatura clamorosa.
Sul piano tecnico ed economico le fragilità del progetto restano evidenti. Siamo di fronte al tentativo ostinato di imporre un feticcio ideologico a colpi di decreti e, a quanto pare, di opache spintarelle.
La mia proposta è una operazione di igiene economica e politica: fermiamo subito questo scempio burocratico e giudiziario. Quei 13,5 miliardi di euro stanziati dal Cdm siano immediatamente dirottati sulle vere emergenze del Mezzogiorno: il completamento della Statale 106, l’elettrificazione della linea Jonica, la messa in sicurezza idrogeologica di territori fragilissimi e una rete idrica che non lasci a secco intere città d’estate. Costruiamo le strade che servono per andare a lavorare ogni giorno, non i monumenti all’ego di un ministro che farebbe bene a trarre le uniche conclusioni dignitose possibili: dimettersi e chiedere scusa». È quanto dichiara l’europarlamentare Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione Calabria.




