Inaugurato l’anno giudiziario: a Reggio si lamenta la carenza di giudici, a Catanzaro il problema dei rom

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Il presidente della Corte d’Appello di Reggio Macrì, evidenzia la carenza di organico ma anche il tema della riforma della giustizia e quello delle intercettazioni. A Catanzaro invece, il suo omologo Migliaccio denuncia la pervasità della ‘ndrangheta e la crescente egemonia nel mondo del crimine di personaggi di etnia rom oltre al sovraffollamento delle carceri

Inaugurato l’anno giudiziario: a Reggio si lamenta la carenza di giudici, a Catanzaro il problema dei rom

Il presidente della Corte d’Appello di Reggio Macrì, evidenzia la carenza di organico ma anche il tema della riforma della giustizia e quello delle intercettazioni. A Catanzaro invece, il suo omologo Migliaccio denuncia la pervasità della ‘ndrangheta e la crescente egemonia nel mondo del crimine di personaggi di etnia rom oltre al sovraffollamento delle carceri



REGGIO CALABRIA – La carenza di magistrati e di mezzi rischia di mettere in crisi la lotta alla “‘ndrangheta, che e’ la più grossa associazione criminale esistente in Italia ed in Europa”. Ed è per questo motivo che dalla città dello Stretto si leva un grido d’allarme per chiedere che vengano incrementati gli organici in modo da contrastare adeguatamente le cosche. Sono stati questi i temi affrontati nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario nel distretto della Corte d’appello di Reggio Calabria. Nella sua relazione, il presidente della Corte, Giovanni Battista Macrì, ha evidenziato le innumerevoli difficoltà in cui si dibattono i magistrati italiani “ed in particolare quelli reggini, costretti ad operare in un contesto territoriale inquinato dalla criminalità organizzata. Sono qui – ha aggiunto – per ribadire e testimoniare il costante impegno dei magistrati del Distretto di Reggio Calabria a rendere, con assoluta umiltà e nel rispetto dei propri doveri, il servizio giustizia”. “Escludo – ha detto ancora Macrì – che oggi in Italia esista un problema magistratura. Esiste, invece, un problema giustizia. Escludo che la magistratura coltivi disegni eversivi o che essa attui un uso politico della giustizia. Senza innovazioni legislative di vasta portata e senza una consistente provvista di risorse umane e materiali, la giustizia affonderà nella palude, scuotendo le fondamenta dello Stato di diritto. Una crisi che ha prodotto un arretrato impressionante, la palla al piede di qualsiasi forma di merito e di rito”. Soffermandosi, poi, sui vari settori della giustizia, il presidente Macrì ha rilevato che in materia di penale “sarebbe opportuno recuperare forme di istruzione pre-dibattimentale che evitino la dilatazione dei tempi di giudizio e la creazione di pachidermi processuali, con il rischio della scadenza dei termini di custodia cautelare nei giudizi di criminalità organizzata”. “Tarda una riforma processuale organica – ha proseguito Macrì – mentre si insiste con una legislazione d’emergenza e si prospettano provvedimenti settoriali che non risolvono la crisi. La verità è che i tempi di giudizio non possono essere dettati legislativamente. E’ la capacità del sistema giustizia a dettarli, un sistema allo stato arrugginito, inefficiente, non dotato di uomini e mezzi sufficienti. La situazione complessiva della giurisdizione nel Distretto della Corte d’Appello di Reggio Calabria non è sostanzialmente migliorata, se non in qualche settore. Persistono scoperture di organico nei vari uffici giudiziari che rendono la situazione, in un territorio diffusamente pervaso dall’illegalità, al limite della paralisi della giurisdizione”. Macrì ha denunciato, in particolare, una scopertura di 21 magistrati giudicanti su un organico di 135, pari al 21% del totale. “Carenze – ha sottolineato – che rendono estremamente difficile la composizione dei collegi penali. Tuttavia, l’impegno profuso è stato notevole. La Sezione Gip-Gup ha emesso ben 726 ordinanze di custodia cautelare e pronunciato 537 sentenze, 120 delle quali in sede di giudizio abbreviato. Malgrado questo impegno, però, la pendenza dei procedimenti è passata da 9.963 a 10.428”. Macrì ha quindi sottolineato la rilevanza socio-economica dei provvedimenti di sequestro e di confisca in materia di misure di prevenzione, “l’unico proficua soluzione – ha avvertito – per contrastare adeguatamente gli indebiti arricchimenti e per indebolire l’enorme forza economica delle varie ‘ndrine in un territorio in cui l’indice di densità criminale è stimato al 27% della popolazione ed un giro di affari per le cosche di oltre 43 miliardi di euro”. Durante la cerimonia il Procuratore generale, Salvatore Di Landro, ha spiegato “che la pur legittima esclusiva titolarità dell’impulso unico da parte del pubblico ministero con l’esercizio dell’azione penale dovrebbe trovare dei correttivi che consentano di evitare l’insorgenza di possibili alterazioni e deviazioni anomale dal corretto percorso verso il traguardo della sentenza. Non v’é dubbio che la tematica sia stata avvertita dai cultori della materia più attenti, ma la soluzione finora suggerita della separazione delle carriere, come panacea di tutti i mali, è ‘tranchant’ e potrebbe apparire come un ‘rimedio peggiore del male'”. In sostanza, per Di Landro “le funzioni del procuratore generale sono in concreto piuttosto ‘riduttive’ perché limitate all’acquisizione di ‘dati e notizie’ da trasmettere al Procuratore generale presso la Corte di cassazione. Così individuata la sfera di azione, pur nella circonferenza più ampia del cosiddetto ‘potere di sorveglianza’ riconosciuto dalle norme speciali in materia, balza evidente il suo ridotto campo di intervento che, in realtà, non consente alcun tipo di sostanziale influenza sul processo in corso, se non in caso di patenti anomalie o di eccezionali situazioni. Sicché la risposta che ritengo di dare non può che essere desolatamente negativa, con la conclusione che in atto, in realtà, il pubblico ministero rimane il dominus assoluto del processo e riduce il ruolo del Gip”.

CATANZARO – Il presidente della Corte d’appello di Catanzaro, Gianfranco Migliaccio, ed il procuratore generale, Santi Consolo, hanno lanciato l’allarme sugli organici dei magistrati che devono essere adeguati a fronteggiare la lotta alla ‘ndrangheta che e’ diventata una “emergenza nazionale”. La cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario é stata l’occasione per fare il punto sull’attività svolta nell’ultimo anno, ma anche per guardare al futuro con la speranza che la situazione generale della giustizia migliori. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente Migliaccio, il quale ha voluto ricordare come nel distretto della Corte d’appello di Catanzaro ci sia un elevato numero di procedimenti per il delitto di associazione mafiosa. “Ci sono legami – ha detto – fra gli apparati criminali veri e propri e la cosiddetta zona grigia della ‘ndrangheta. E per zona grigia mi riferisco ai ceti produttivi e agli apparati professionali, tra i quali, in primo luogo, quelli operanti nel settore della giustizia e della finanza, quali avvocati, periti e medico-legali e commercialisti, che sono in collegamento con i sodalizi criminali. Si e’ in presenza, quindi, di un fenomeno profondamente radicato che, nonostante l’impegno delle Procure della Repubblica e delle forze dell’ordine, continua a seminare lacrime e lutto”. Non è certo migliore la situazione per quanto riguarda gli altri reati. Nell’ultimo anno c’é stato, infatti, un incremento dei reati di natura sessuale e di quelli persecutori, come l’usura, ma anche delle violazioni contro la pubblica amministrazione. A tutto questo poi si aggiungono le morti e gli infortuni sul lavoro. Sul fronte degli omicidi la provincia di Vibo Valentia si aggiudica la maglia nera perché il numero degli episodi è sempre allarmante. Una provincia dove è ancora endemica la violenza personale come “strumento – ha detto Migliaccio – di soluzione di conflitti”. Ma a fronte di questa situazione molto allarmante le piante organiche di tutti gli uffici del distretto sono “assolutamente inadeguate – ha rilevato Migliaccio – sia in relazione al numero dei magistrati che a quello del personale amministrativo”. E’ stata poi la volta del rappresentante del Consiglio superiore della Magistratura, Gabriele Fiorentino, che ha ricordato la situazione in cui versa, in Italia, la giustizia civile, in cui il “sistema dell’appello non consente di dare risposte”. A rappresentare il Ministero della Giustizia c’era Salvatore Vitello, fino a pochi mesi fa Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, che nel suo intervento ha sottolineato la “drammaticità della situazione delle carceri. Va comunque segnalato – ha aggiunto – che non siamo all’anno zero e che si registra un lieve miglioramento”. La gran parte dell’intervento di Vitello è stato dedicato alla proposta del Ministero per quanto riguarda la riforma delle piante organiche. Ed è stato proprio sul fronte delle piante organiche che il procuratore generale, Santi Consolo, ha incentrato il suo discorso. “Dissento in modo profondo – ha detto – dalla proposta ministeriale della riforma delle piante organiche, che penalizza fortemente il Distretto della Corte d’appello di Catanzaro. L’intero Distretto, infatti, subirà una riduzione di 35 unità. La ‘ndrangheta non e’ un problema locale ma nazionale ed è per questo motivo che serve implementare gli organici e non certamente ridurli. Ai tribunali, infatti, deve essere assegnato un numero sufficiente di giudici se vogliamo concretamente combattere la criminalità organizzata”.