Il McDonald’s, la politica e quella strana abitudine di attribuirsi i meriti
Lug 20, 2026 - redazione
Di Antonino Napoli
A Taurianova sta per aprire un McDonald’s. In altri posti la notizia sarebbe passata inosservata. Da noi invece no, il semplice taglio di qualche albero, prima ancora del consumo di un Big Mac o un McChicken, riesce a diventare materia di dibattito politico.
Nel giro di poche ore sono comparsi i primi “padri” dell’iniziativa, come se una multinazionale americana, prima di scegliere dove investire, attendesse l’autorizzazione di questo o quel leader locale. È una curiosa inclinazione della politica italiana che quando qualcosa funziona, i meriti sono sempre di qualcuno mentre quando qualcosa va male la responsabilità è inevitabilmente di qualcun altro.
Subito dopo, come se non bastasse quello politico, è arrivato il fronte economico. Da una parte c’è chi vede l’inizio della rinascita della città, dall’altra chi preannuncia la fine del commercio locale.
E, dulcis in fundo, è intervenuto il partito della nutrizione, ricordandoci che il McDonald’s non rappresenta certo il paradigma della dieta mediterranea. È un’osservazione condivisibile, purché non si trasformi nell’idea che gli adulti abbiano bisogno di un amministratore di sostegno che scelga per loro cosa mettere nel piatto.
Io, per esempio, non sono un appassionato del McDonald’s. Però ci vado perché i miei figli me lo chiedono. Ogni tanto li accompagno volentieri, senza farne un’abitudine e senza vivere quel momento come un attentato alla cultura gastronomica calabrese. Del resto, un padre impara presto che esistono battaglie sulle quali vale la pena insistere e altre che si possono serenamente perdere davanti al la felicità di due bambini.
Da avvocato, tuttavia, c’è un principio, che considero infinitamente più importante di qualsiasi menù, che è la libertà. È vero che esiste il condizionamento del consumatore ma la libertà consiste anche nel poter scegliere dove mangiare, senza che ogni decisione venga caricata di significati ideologici. Chi desidera un hamburger deve poterlo mangiare. Chi preferisce una trattoria, una pizzeria o un ristorante del territorio deve poter continuare a farlo. E nessuno dovrebbe giudicare l’altro guardando il suo menu o considerarlo meno intelligente in ragione di ciò che mangia.
Ho sempre ritenuto che ogni investimento sano rappresenti un segnale positivo per la debole economia del territorio. Un’attività che apre crea lavoro ed attira persone. Poi sarà il mercato a fare il suo corso.
Ed è proprio il mercato, quando è libero, a ricordarci che l’eccellenza non teme la concorrenza.
Un prodotto industriale non potrà mai sostituire un’eccellenza artigianale. Sono categorie diverse, con finalità diverse e destinatari diversi. Un panino standardizzato, identico, ma chi ha viaggiato sa che neppure questo è poi così vero, da New York a Tokyo, non potrà mai replicare il valore di una cucina che racconta un territorio, una storia e una tradizione.
Chi produce qualità autentica non dovrebbe preoccuparsi dell’arrivo di una multinazionale. Dovrebbe continuare a migliorarsi.
Se un’attività sopravvive soltanto perché il consumatore non ha alternative, forse non è il mercato il problema. Se invece offre qualcosa che nessun altro sa offrire, continuerà ad essere scelta anche con dieci McDonald’s nel raggio di pochi chilometri.
Per questo motivo non mi entusiasma il McDonald’s, ma non mi preoccupa nemmeno. Mi entusiasma, semmai, l’idea di vivere in una comunità nella quale nessuno debba chiedere il permesso per investire, per aprire un’impresa o semplicemente per scegliere dove pranzare.
Ben vengano McDonald’s e tutte le aziende che riterranno la mia Taurianova una città sulla quale vale la pena scommettere.
E ben vengano, soprattutto, quei nostri imprenditori che ogni giorno dimostrano, con il lavoro e con la qualità, che l’eccellenza non ha bisogno di protezioni né di proclami.



