Il flash mob. Amministratori sotto tiro. La Calabria è la quarta Regione più colpita nel 2025

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Un grande arcobaleno istituzionale formato da oltre 100 sindaci con la fascia tricolore in spalla, si è riunito questa mattina davanti alla Prefettura di Napoli per dire “basta” alle intimidazioni contro gli amministratori locali in tutta Italia. I primi cittadini si sono rivolti direttamente ai rappresentanti del Governo chiedendo di non esser lasciati soli nel loro cammino amministrativo. Ma soprattutto hanno ribadito che ogni atto di intimidazione contro ciascuno di loro è un colpo inferto alla democrazia dei territori.

L’iniziativa, promossa da ANCI Nazionale, ANCI Campania, Avviso Pubblico, Comune di Napoli e Prefettura di Napoli, ha visto al tavolo dei relatori Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli e Presidente di ANCI Nazionale; Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico; Francesco Morra, Presidente di ANCI Campania; Vincenzo Cuomo, Assessore al Governo del Territorio e Patrimonio Regione Campania e Wanda Ferro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno.

«Questa mattina abbiamo presentato i dati del nostro Rapporto che continuano ad essere allarmanti, soprattutto in determinate zone del nostro Paese. Si tratta di una pressione violenta che non va sottovalutata. Dietro queste azioni brutali non ci sono solo gli interessi della criminalità organizzata, ma talvolta anche quelli che affondano le radici nei contesti sociali ed economici dei territori colpiti», afferma Giuseppe Politanò, Vicepresidente di Avviso Pubblico e Vicesindaco di Polistena. «Dietro ogni intimidazione c’è il tentativo di piegare la libertà delle istituzioni e di condizionarne le scelte. Gli amministratori locali, soprattutto nei piccoli comuni, sono spesso esposti in prima linea e meritano non solo solidarietà ma strumenti concreti di protezione. Per questo è importante che quando un sindaco, un funzionario, un dipendente pubblico viene colpito si mobiliti tutta la cittadinanza, le forze politiche, la stampa e tutti gli altri soggetti che rivestono un ruolo significativo nella società», conclude Politanò.

I dati raccontano una storia che deve farci riflettere. Una minaccia ogni 28 ore: 309 casi nel 2025 da Bolzano a Porto Palo di Capo Passero. Oltre 1500 chilometri dello Stivale bersagliati da un fuoco di fila di intimidazioni e aggressioni contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e regionali, dipendenti della Pubblica Amministrazione. Sono numeri impressionanti, che parlano di come in certi territori fare il sindaco sia un lavoro difficile e talvolta pericoloso. Dal 2010 al 2026 la vita di 1.736 comuni italiani è stata segnata da una lunga scia di violenza a colpi di lettere minatorie, incendi, insulti e perfino pestaggi. In tutto 6.025 episodi. La media è di 376 intimidazioni l’anno, 31 ogni mese, una al giorno

Gli incendi continuano a rappresentare la forma di intimidazione più diffusa nel Mezzogiorno, mentre al Centro-Nord prevalgono lettere, messaggi minatori e minacce veicolate attraverso i social network. Un caso su quattro trae origine dal malcontento di singoli cittadini per decisioni amministrative ritenute sgradite.

La Puglia, con 51 casi censiti, è la regione più colpita nel 2025. A seguire la Campania con 37 episodi, Sicilia (35) e Calabria (32).

Napoli torna ad essere la provincia più bersagliata da atti intimidatori con 16 casi distribuiti in 11 Comuni. Nella graduatoria provinciale seguono Lecce (15), Palermo (14), Reggio Calabria (11)Cosenza, Agrigento e Padova (10). 

Un dato resta pressoché costante, ovvero che nella maggioranza dei casi ad essere colpiti sono i comuni più piccoli: il 57% al di sotto dei 20mila abitanti. Il 22% in comuni tra i 20mila e i 50mila abitanti. Mentre il restante 21% riguarda quelli con oltre 50mila abitanti.

In 16 anni di raccolta dati di Avviso Pubblico il 57% dei casi è stato registrato nelle quattro regioni in cui sono nate le cosiddette mafie storiche. Nell’ordine si tratta di Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Le regioni del Centro (11,5%) e del Nord – Ovest (11,4%) sono finite maggiormente sotto tiro rispetto a quelle del Nord-Est (9% dei casi). Le prime quattro province più colpite – nell’ordine Napoli, Cosenza, Reggio Calabria e Palermo – hanno raccolto da sole il 20% delle intimidazioni registrate sull’intero territorio nazionale nel periodo di riferimento. 

Sono dati che confermano che le minacce contro amministratori e funzionari pubblici continuano a rappresentare un serio fattore di inquinamento della vita democratica e del buon funzionamento delle istituzioni locali.