“Il cielo comincia dal basso”: una giovane pittrice ricoverata nel reparto Psichiatrico di Polistena, sostenuta dal personale sanitario per esprimere la sua arte
Dic 19, 2025 - redazione
Di Angela Pacilè
Era l’estate ricordata per una straordinaria eruzione dello Stromboli in concomitanza con l’Etna, monumenti della natura irrequieta e viva del nostro sud, in questa terra dove da sempre si attende il cambiamento di rotta e intanto si scrive, si racconta la tradizione e si legge il nuovo nella speranza che ci regali il merito di goderci il nostro territorio, dove nessuno debba più cercare fuori regione la propria dimensione nello studio come nel lavoro. Dove le mamme attendono il ritorno dei propri figli emigrati al Nord, dove si vive e si lavora cercando di dare il massimo, dove ancora forte è il senso della famiglia e dove la famiglia e i figli sono ritenuti il miglior investimento per ogni giovane coppia. Dove per un territorio quello calabro, caratterizzato da 780 km di incantevole costa bagnata da un mare unico al mondo, e dove soltanto il 9 per cento del territorio è pianeggiante e generoso di eccellenti prodotti ormai conosciuti in tutto il mondo, dove esistono piccole e straordinarie eccellenze come le aziende produttrici di bergamotto e l’estrazione della preziosa essenza per la produzione di profumi, e dove la produzione della seta secondo tradizione nel rispetto della tutela del paesaggio, quello del territorio di San Floro resiste alle insidie, una grande umanità si destreggia tra gl’inganni e resiste lottando contro la tristezza dei pessimi investimenti che mirano a condannare questa terra e chi ci abita. Non c’è autonomia differenziata che tenga davanti al talento e all’arte, quella non la ferma nessuno. E come crescono gli scrittori e le relative case editrici crescono i giovani talentuosi che dovremmo trattenere dando loro lo spazio necessario affinché si raccontino su una bianca tela impreziosendola con la loro arte. E questo è quanto è successo sotto gli occhi attoniti del personale sanitario e dei pazienti nonché dei familiari dei degenti, presso l’ospedale di Polistena, dove i Dirigenti medici del reparto Psichiatria, dr. G.A. Borgia, la dr.ssa G.Flores, Dr.ssa F.Monteleone e la Dr.ssa M.A. Perrelli, sostenuti dal personale infermieristico e dagli operatori socio sanitari, hanno offerto ad una giovane artista ricoverata e in attesa di trasferimento presso un’altra struttura. Gli esperti lo interpreteranno come “anomala gestione” degli spazi o criticheranno additando come scelta arbitraria (?) la possibilità data ad una paziente in degenza di dipingere, investendo il tempo del ricovero nell’unico linguaggio che le permette di esprimersi, dando nuova forma, umana forma anche alla semplice sigla del Servizio Psichiatria Diagnosi e Cura.
Ogni essere umano ha bisogno di lasciare un segno del suo passaggio e l’impronta lasciata nella memoria del cuore di giovani che si affacciano alla vita con problematiche oscure come quelle occultate dalla psiche tuttora oggetto di studio, rivelano in questo caso la grande umanità che accudisce e cura chi ha più bisogno, partendo proprio da lì.
Perché ci sia consapevolezza delle proprie debolezze e si dia nuova linfa, ogni ragazzo deve fare i conti con se stesso e riscoprire le proprie risorse, non essere mortificato finendo per sentirsi schiacciato dal peso del futuro tutto da costruire:
“Il cielo comincia dal basso”.
Secondo l’ultimo Rapporto Unicef, a livello globale, 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale diagnosticato; tra questi, 89 milioni sono ragazzi e 77 milioni sono ragazze. I tassi in percentuale di problemi diagnosticati sono più alti in Medio Oriente e Nord Africa, in Nord America e in Europa Occidentale. L’ansia e la depressione, secondo i dati del Rapporto, rappresentano il 40% dei disturbi mentali diagnosticati.
La maggior parte dei disturbi del neurosviluppo compare durante l’adolescenza e l’età adulta, e può portare a difficoltà sociali e comportamentali e ad una ridotta indipendenza nell’arco di vita.
Con il passaggio all’età adulta non mutano i bisogni dei ragazzi, che devono trovare risposte adeguate. Per questo ci aspettiamo che si costruisca un sistema di presa in carico pensato per una persona adulta e collaborante. Come cittadini abbiamo bisogno di un modello di transizione della cura programmato e coordinato, incentrato sul soggetto e la sua famiglia, anche in relazione al grado di complessità multidisciplinare richiesto dalla patologia.
Si, perché a soffrire non sono soltanto i ragazzi, ma tutto il contesto familiare. E quale mamma può accogliere gli anni maturi con la grande incognita di un figlio bisognoso di cure? Ho visto genitori anziani assistere i figli in reparto, gente claudicante con un carico tanto pesante… e quando si chiede di strutture di terapia specialistica si scopre che non ci sono o che vengono chiuse perché non sono state accreditate. Un modo più elegante per ritrovarsi una porta chiusa in faccia. Le conseguenze sono devastanti, non solo dal punto di vista clinico e per il ragazzo che ha bisogno di terapie adeguate e per la famiglia, che deve consentire al figlio un ricovero fuori regione, lontano dagli unici punti di riferimento, i familiari. Senza nulla aggiungere dello sforzo economico che accompagna il ricovero sia per i familiari, ma anche per la regione che deve affrontare un aggravio di spese al bilancio.
Ma questa è una situazione a cui i calabresi sono abituati, vero?
Eppure le eccellenze in Calabria non sono mancate nella Storia. Dove si è prodotto e tuttora si produce la liquirizia considerata la più pura e pregiata al mondo. Dove a Ferramonti di Tarsia c’è stato l’unico campo di concentramento della storia l’unico dove non si sono registrati morti. Dove esiste la più grande comunità arbereshe, da oltre 500 anni e dove lo straniero non fa paura, ma si accoglie, obbedendo al comandamento di fratellanza. Questa è la forza vera, audace, orgogliosa, prorompente, rivoluzionaria dei nostri marcatori identitari distintivi, e questi sono solo una parte per troppo tempo abbiamo vissuto come internati vittime carnefici della nostra stessa oikofobia. Ma la bellezza della nostra identità quella inedita inesplorata quella che ci fa distinguere, quella che emoziona e che si fa esperienza viva fa alzare gli occhi al cielo e fa radicare i piedi per terra, ci fa guardare negli occhi e riprende da dove tutto è iniziato, dalla grande umanità di cui è dotata la nostra gente, la gente di Calabria.
Angela Pacilè



