I NOMI dell’Operazione “Smile” sulla rete di spaccio di droga gestita da padre e figlio, tra Rosarno e Taurianova anche con minacce terribili come “ti piglio e ti spacco tutte le ossa”
Giu 06, 2026 - redazione
I Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro (RC), con il supporto delle Compagnie di Rende (CS) e Taurianova (RC) e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei soggetti (quattro cittadini italiani e due stranieri) residenti a Rosarno, Taurianova e Rose (CS). L’operazione, convenzionalmente denominata “Smile”, ha colpito duramente una radicata rete criminale dedita al traffico e allo spaccio di cocaina, hashish e marijuana. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Palmi su richiesta della locale Procura della Repubblica, diretta dal Dott. Emanuele Crescenti, e ha portato all’esecuzione di due misure in carcere per i due promotori dell’attività illecita, legati da vincolo di parentela (padre e figlio), e quattro misure agli arresti domiciliari per i restanti componenti, attivi nella rete logistica e nello smercio al dettaglio. Ulteriori cinque soggetti – uno dei quali rimpatriato lo scorso febbraio nel proprio Paese d’origine – sono stati deferiti in stato di libertà.
L’indagine, condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Gioia Tauro e coordinata dal Dott. Santo Melidona, Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Palmi, ha permesso di documentare una vera e propria “filiera” della droga – operante a Rosarno e nei comuni limitrofi – capace di soddisfare incessantemente le richieste di una vasta e fidelizzata clientela. Il dato più allarmante emerso dalle indagini è l’estrema facilità e rapidità con cui il principale indagato, costantemente coadiuvato dal padre nella logistica e nelle consegne, riusciva a recuperare e smerciare lo stupefacente. La sostanza veniva occultata in nascondigli domestici di fortuna, come “nella tazza” del bagno o “dietro la pianta” sul balcone, pronta per essere ceduta agli acquirenti fin sotto casa o in punti di ritrovo prestabiliti, come uffici postali e piazze cittadine. Accanto al mercato degli stupefacenti, l’aspetto più crudo e allarmante dell’indagine è rappresentato dall’inaudita ferocia utilizzata per il recupero dei crediti insoluti. Le investigazioni hanno documentato un clima di autentico terrore culminato in un grave episodio di estorsione, formalmente riconosciuto e contestato nell’ordinanza del GIP, che ha costretto un debitore a consegnare il proprio smartphone di ultima generazione (del valore di circa 600 euro) come pagamento forzoso. I vertici della rete, per costringere i clienti insolventi a saldare i debiti di droga, non esitavano a fare leva in modo subdolo sugli affetti familiari o a esplodere in aggressioni verbali spietate. Le frasi captate dagli investigatori restituiscono appieno la caratura criminale degli indagati: “Guarda, 330 euro te li lasci – gli ho detto – non li voglio, te li regalo, credimi!… che nemmeno li calcolo questi… non mi guardare però – gli ho detto – che ti piglio e ti spacco tutte le ossa… con me tu hai finito – gli ho detto io – vai vai passeggia!”. La pressione psicologica sfociava regolarmente in minacce di morte esplicite: “Stasera ci devi dare i soldi sennò ti ammazziamo di botte […] e può venire anche il Padre Eterno… voglio i soldi stasera e basta!”.
I NOMI delle persone coinvolte nell’operazione
In carcere: Antonio e Federico Manni di Rosarno. Ai domiciliari: Tullio Cicerone di Taurianova e Francesco Pisano di Gioia Tauro




