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TAURIANOVA (RC), SABATO 27 NOVEMBRE 2021

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Uomini (?), fermatevi, non ammazzate più: ora basta! Oggi si celebra la giornata contro la violenza sulle donne e domani?

Uomini (?), fermatevi, non ammazzate più: ora basta! Oggi si celebra la giornata contro la violenza sulle donne e domani?

Siamo state amate e odiate, adorate e rinnegate, baciate e uccise, solo perché donne. (Alda Merini)

Oggi si celebra (?) la giornata nazionale contro la violenza sulle donne, francamente cosa ci sia da celebrare a noi sfugge, ma è giusto sensibilizzare un fenomeno, anzi una piaga che sta creando una mattanza contro le donne e ciò che esse rappresentano.
Abbiamo sempre posto in evidenza la questione con dati (terribili), numeri (altrettanto terribili), ma soprattutto con storie di donne ammazzate e non solo, anche violentate nella loro intimità, ma soprattutto nella loro dignità umana.
Non staremo qui a “celebrare” una giornata diventata un simbolo, come un sorta di prodotto al consumo per ascoltare sermoni, filippiche degli “esperti” del caso e dell’occorrenza, tra criminologi, sociologi e altri analisti che dai loro pulpiti ci spiegano il fenomeno di questo eccidio, chiamiamola pure “strage” perché di assassini si tratta, di bestie senza onore né gloria né tantomeno dignità perché se tale ci sarebbe non alzerebbero nemmeno un dito contro una donna. Ma il mondo va così, a volte a rovescio, altre volte ci sfugge di mano la comprensione, la quale, quest’ultima non è classificabile come spiegazione logica.
Non staremo nemmeno a fare statistiche né a dirvi sul perché viene uccisa una donna ogni tre giorni. Oppure per dirvi che molte violenze si consumano all’interno delle mura domestiche e nel silenzio di tutti vengono perpetrati come se la condizione combaciasse con la normalità degli eventi perché di normale, ammesso che esiste un concetto etimologico della parola “normalità”, ma ciò ci sfugge.
La cosa che più ci rabbrividisce oltre al crimine stesso è l’età degli assassini, perché come abbiamo scritto più volte, di assassini si tratta che eseguono un omicidio e tale va punito come un omicidio con la certezza della pena in quanto nessuno, diciamo nessuno, ha il diritto di interrompere anzitempo una vita umana e farla finire dentro una bara e nel freddo marmo di una lapide. Secondo uno studio, sono troppi i giovani uomini pronti non solo a uccidere, ma anche a minacciare e soprattutto perseguitare le donne in quanto le stesse come se dovrebbero essere di “loro proprietà”. Ma così non è, per diamine!
C’è un aumento notevole di casi di femminicidio dove gli assassini hanno un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, così come anche le donne ammazzate. Ma se queste persone (bestie) dovrebbero in teoria rappresentare il futuro della nostra civiltà, ma che razza di futuro patriarcale ci ritroveremo? Nemmeno nel Medioevo che tanto ha dato alla civiltà moderna, accadevano simili nefandezze.
C’è sicuramente un retaggio culturale di bassissimo livello e tale dove può avvenire se non dentro la famiglia di appartenenza? Adesso qui non si tratta di criminalizzare nessuno, ma quella mente malata da qualche parte l’avranno pure acquisita o no? O in un’ultima ipotesi, ed è la più drammatica, abbiamo fallito sia nella condizione famigliare che ahimè in quella scolastica.
È inutile fare sermoni e celebrazioni varie se poi gli uomini, ovvero i presunti assassini, dopo le denunce restano a piede libero. È inutile installare panchine rosse quando poi questi balordi restano liberi seppur segnalati o denunciati perché di rosso resterà sempre il sangue di una donna ammazzata. Se ancora resterà la norma solo per l’arresto in flagranza c’è da celebrare ben poco perché ci ritroveremo sempre qua a scrivere di Anna, Alessandra, Sonia, Rita e tante altre donne cadute sotto la violenza maschile.
Come abbiamo sempre detto e non siamo né analisti né sociologi, ma essere umani sensibili al tema, al primo schiaffo occorre allontanarsi, e se il caso anche segnalare prima che sia troppo tardi perché se si scampa una volta non ci sarà una seconda volta e se non capiterà a voi, capiterà a qualcun’altra.
E poi, adesso si usano pure parole inglesi per definire un altro becero fenomeno come il cosiddetto “Body shaming”, ovvero prendere in giro una persona per una sua caratteristica fisica. Anche questa è violenza più della violenza stessa perché crea insicurezze e disagi.
Occorre iniziare dalle scuole a impartire l’educazione al rispetto della donna, non c’è altra soluzione. Spiegare che gli amori finiscono e che nessuno è proprietà di nessuno. Non bisogna seguire, pedinarle, renderle la vita difficile, molestarle o altro, semplicemente occorre rassegnarsi perché anche la rassegnazione è un sentimento umano (e nobile) ricco di dignità. La stessa miserabile dignità che ci accompagna tutti nella nostra seppur già breve esistenza.
Oggi si celebra la giornata contro la violenza sulle donne e domani? Cosa ci sarà, un altro funerale? Ecco, riflettiamo su questo e sulle “cure” per combattere questa mattanza.
(GiLar)