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TAURIANOVA (RC), GIOVEDì 29 SETTEMBRE 2022

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Saccenti, dietrologi e astrologi Riflessioni del giurista Giovanni Cardona sulle attuali figure politiche nazionali

Saccenti, dietrologi e astrologi Riflessioni del giurista Giovanni Cardona sulle attuali figure politiche nazionali
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Non c’è più scampo per nessuno.
Il patrimonio di conoscenze non basta più. I saccenti stanno in prima linea e se non ne inventano una più del diavolo si sentono defraudati.
Ideatori dell’”universalismo dialettico” inculcano nelle deliranti od assuefatte menti del vólgo, l’assioma che dopo di loro non vi sarà altro che il diluvio universale.
Bramano nel dimostrare di saperne più degli altri.
Anelano come Orazio si volle riferire palesemente a loro quando vergò i noti versi: “Feriuntque summos/Fulmina montes” ossia le folgori colpiscono i monti più alti: ove essi si illudono di identificarsi con la folgore del sommo Zeus quali capi sovrani ed onniscienti degli umani soggiogati.
In politica, con questo alibi, o meglio con questa patente di tuttologia di tutto rispetto, bramano di farsi passare per “magni” pensatori, per sciorinatori di demiurgiche ma vacue filosofie, per ineguagliabili apostoli dell’enciclopedia umana e superumana.
E dulcis in fundo per acclarare le loro farneticanti elucubrazioni, spiegano l’ipotesi, corroborata da fantascientifiche prove tendenti a quietare un grullo popolo soggiogato, circa una imminente e catastrofica apocalissi politica in caso di mutata conduzione della ragion di stato o della pratica di governo.
Accanto ai saccenti si manifestano anche i dietrologi che, pur di non lasciare strada evolutiva al progresso, asseriscono con disinvoltura che il passato è fermo all’infinito, per cui il presente non esiste e, su questo tenore, tra una fesseria e l’altra, accostano Schopenhauer ad Aristotele in un guazzabuglio di metafisiche teorie, obliando che la dietrologia è quella branca della filosofia che non riesce ad affrancare la imbecillità umana, così come l’aveva preconizzata Eschilo.
I dietrologi hanno la tendenza cromosomica a gettarsi dietro le spalle curve il peggio del loro delirio, inorgogliendosi al pensiero di poter essere considerati come cantava Orazio: “Laudatores temporis acti” ossia coloro che lodano il tempo passato.
Una razza politica a parte è poi costituita dagli astrologi-futurologi.
Essi sono per concezione atavica i più evasivi, sentendosi indovini e cartomanti nella prospettazione presaga, tendente a svelare cose apparentemente occulte in virtù d’un rapporto privilegiato con il mondo soprannaturale.
Poiché non ha alcun rilievo né il passato né il futuro, per i futurologi ogni persona umana è destinata ad essere proiettata in un futuro identificato molto spesso con l’aldilà.
Questo leitmotiv ha fatto scrivere ad Alberto Camus le sibilline e intime parole: “Il futuro è la sola trascendenza degli uomini senza Dio”.
Saccenti, dietrologi e futurologi costituiscono le odierne figure antropomorfiche stagliate sul crinale di uno smottante terrapieno collinare, che vede quali inetti e comprimari consolidatori-progettisti, politici, truffatori e signorotti della “intellighènzia” più perversamente manichea.
“Il popolo non crede mai che chi parla enfaticamente dica sciocchezze.” (Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92)