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TAURIANOVA (RC), THURSDAY 26 NOVEMBER 2020

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Il contratto sociale violato Riflessioni del giurista Giovanni Cardona su un tema di attualità

Il contratto sociale violato Riflessioni del giurista Giovanni Cardona su un tema di attualità

Le menzogne non si fondano solo sull’inganno di chi le divulga e le custodisce, spesso sciaguratamente si fondano anche sulla nostra volontà di non vedere, di chiudere gli occhi a delle realtà sgradite, sulla nostra riluttanza ad acconsentire cose che rischiano di mettere in discussione le nostre idee, la nostra vita, l’equilibrio che abbiamo raggiunto.

Chi scrive, non è migliore di coloro che leggono, ha solo il “vantaggio” di identificare da osservatore molte menzogne, illudendosi di capire quante asserzioni false vengono propinate quotidianamente all’elettorato: quante falsità si nascondono dietro cose che ancora oggi crediamo siano vere.

Probabilmente ci sono state, ci sono e ci saranno ancora situazioni in cui viene difficile accettare delle verità scomode chiudendo gli occhi, in fondo è un umanissimo meccanismo di difesa.

Si fatica non poco nel capire e rendersi conto fino in fondo della realtà e della effettiva valenza dell’operato degli amministratori della “cosa pubblica”, sia che gli stessi siano stati eletti o meno da un pubblico consesso chiamato Popolo.

Il meccanismo istintivo di chiudere gli occhi di fronte ad una triste o scomoda realtà è uno status psicologico, non razionale, che può permettere di ricavare solo un’apparente tranquillità dell’animo, barattata in cambio della libertà e della conoscenza.

Per Kant, la bugia è il peggiore dei peccati, perché su di essa non si può costruire niente. Se ti mento è perché presumo di poter controllare il tuo futuro, per questo, la bugia è segno di un potere soverchiante, del despota-amministratore.

Con la menzogna, infatti, il despota-amministratore pone se stesso in una condizione simile a quella di Dio perché mentendo domina gli eventi futuri, e quindi la catena degli eventi possibili che determinano la vita del cittadino-contribuente.

Le nostre comunità non si reggono sulla menzogna, ma su un patto o contratto sociale condiviso da una collettività ideale, e basato all’opposto della menzogna, su una verità o una modalità condivisa e fondante.

La politica, che per il Machiavelli, ha a che fare col “dannarsi l’anima”, nella dimensione della gestione pubblica locale è divenuta una estensione tragica che paradossalmente ha sconfinato nel comico.

Io credo che esista una saggezza comune a noi tutti ordinari cittadini, una vox populi si usava dire, e cioè che i contribuenti abbiano la capacità di capire la differenza tra giusto e sbagliato, per questo se avessero a disposizione tutte le esatte informazioni relativamente a quello che le amministrazione locali usurpativamente impongono, difficilmente potrebbero pensare che gli elettori li riconfermerebbero a maggioranza.

Ma questa è un’altra storia, che può riguardare solamente le comunità dove il voto costituisce un presidio di Democrazia e non una dittatoriale imposizione di funzionari partoriti da una pantagruelica macchina Kafkiana.

Non c’è peggiore cieco di chi non vuole vedere.

Anche per gli antichi Romani non si poteva essere dictator per più di tre mesi…

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