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TAURIANOVA (RC), FRIDAY 14 MAY 2021

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La lanterna di Diogene

La lanterna di Diogene

Il nostro filosofo punta oggi la sua lanterna sulle parole usate, dal giornalista di Calabria Ora Vincenzo Imperitura, in alcuni dei suoi articoli su Taurianova

La lanterna di Diogene

Il nostro filosofo punta oggi la sua lanterna sulle parole usate, dal giornalista di Calabria Ora Vincenzo Imperitura, in alcuni dei suoi articoli su Taurianova

 

L’illuminista Voltaire che di parole ne scrisse tante, in una sua celebre citazione disse che: «Le parole sono per i pensieri quel che è l’oro per i diamanti: necessario per metterli in opera, ma ce ne vuol poco», ma forse egli stesso non avrebbe mai immaginato, vista l’epoca, che un giornalista con le parole buttasse nel vuoto sia oro che diamanti. Il giornalista in questione è Vincenzo Imperitura, sicuramente uomo di ardito e coraggioso che spero che non si faccia ingannare dal suo cognome, che etimologicamente vuol dire “eterno”, leggendo ciò che scrive. Specie quando si legge su Calabria Ora, quotidiano che apprezzo, parole del tipo: “giovanissimo, vittima forse inconsapevole, di un retroterra culturale fatto di violenza e prevaricazione. Un substrato sociale fragilissimo che ha spinto il quindicenne omicida a portarsi dietro una pistola carica e con il colpo in canna” all’indomani del triste omicidio del giovane Tony Battaglia che ha scosso oltretutto un’intera comunità. Una comunità, quella taurianovese, che si è ribellata manifestando la propria solidarietà in un lutto cittadino, scendendo in piazza per commemorare una giovane vittima onorando anche la loro dignità di cittadini e di paese contro quei “silenzi ed omertà” che gratuitamente un “onorevole antimafia” aveva sbandierato ai quattro venti in ogni qualsiasi luogo pubblico e/o intervista venisse interpellata. Caro Imperitura (e mi perdoni per il caro), Taurianova è anche paese di intellettuali, scrittori ed eroi, e non solo di criminalità. Ma soprattutto non è un paese di “retroterra culturale”. Questo “retroterra culturale” è un’offesa alla dignità di un popolo cui credo che un giornalista o altri scrivendo e/o parlando correttamente non dovrebbero dire. È una sorta di accusa in cui si rischia di innescare un meccanismo per chi legge da fuori come se vivessimo in un contesto di arretratezza atavica a cui non si vuole e soprattutto non si è mai usciti fuori. Taurianova ha affrontato la piaga di essere stato (giustamente) il primo Comune sciolto per infiltrazioni mafiose negli anni ’90, a seguito di una sanguinosa faida tra cosche criminali in cui si aveva anche paura di uscire per strada. È stato un paese in cui ha dato una grande svolta alle imminenti elezioni dopo lo scioglimento con l’elezione di un intellettuale come il senatore Emilio Argiroffi, non facente parte di nessun retroterra culturale ma esprimendo, un vento di innovazione dando ossigeno ad una comunità che era balzata agli onori della cronaca mondiale per le teste mozzate. A tutto questo si aggiunge l’intervista fatta al commissario prefettizio e pubblicata in data 24 febbraio u.s., in cui si inizia con parole che sono anch’esse figlie di un “retroterra culturale” (e stavolta non del paese di Taurianova), affermando, forse per enfatizzare una notizia al fine di dare un impronta pressante e pesante per chi la legge, quando lei parte dagli anni bui che nessuno vuole negare, si badi bene, affermando “il grosso centro alle falde dell’Aspromonte era pesantemente condizionato dallo strapotere delle cosche (…)”, per poi chiudere il periodo con “una terna di commissari prefettizi (…) per tentare di risollevare il comune dal baratro in cui era stato precipitato”. Come se il primo scioglimento ed il secondo hanno tra di loro una continuità sostanziale e fattiva. Non è così! E si fa un errore storico adducendo a questo, così come allo stesso tempo si da spazio ad interpretazioni varie e strumentali. Come anche non ho apprezzato “la cultura mafiosa che si rimarca”, ma questa credo che sia usuale ed volte anche vera, quindi in merito stenderò un velo pietoso e di rassegnazione. Pascal disse: «Un medesimo significato cambia secondo le parole che lo esprimono. I significati ricevono dalle parole la loro dignità, invece di conferirla ad esse. Bisogna cercare degli esempi», ecco prima di cercare le parole dobbiamo seguire gli esempi concreti ed i loro significati. Lo dico con estrema sincerità e spontaneità, speravo che a scrivere determinate parole di rivalsa per una lesa dignità fossero gli esponenti politici in cui a maggio si dovranno misurare con le urne per l’elezione del governo della città. Taurianova ha quasi tutte le sigle partitiche dell’arco repubblicano attuale, credo che ne mancano un paio, per il resto ci sono più di dieci sigle che fanno riunioni cercando di chiudere accordi per le amministrative, ad essi si aggiungono ex sindaci, consiglieri provinciali, deputati e politicanti vari. Mi sarei aspettato una loro risposta a queste parole dell’ardito Imperitura. L’ho fatto io, per ora non importa, tutto passa in cavalleria ai giorni nostri. Però occorre dire pesantemente che la mancata difesa di una comunità è un retroterra culturale: e va affrontato seriamente! Lo strafottimento e la insana astensione partitica e dei loro pseudo leader che non parlano, ma nemmeno scrivono. Materializzandosi solo in periodi ben definiti come quelli elettorali. Questa è una cosa grave. Ma questa è una storia detta e ridetta ed è vecchia come il mondo. Ma che però è una piaga sociale e politica da debellare quali esse siano le conseguenze. Ecco le condizioni e le riflessioni in cui i cittadini taurianovesi quando si recheranno alle urne dovranno inevitabilmente e condizionatamente valutare. Oltre al mio cinismo, ogni tanto la penso in un modo che ritrovo nelle parole di Luigi Sturzo, «Fra coloro che amano la libertà per convinzione e coloro che amano la libertà a parole vi è una divergenza sostanziale: i primi sono convinti che la libertà rimedia ai mali che può produrre, perché al tempo stesso eccita energie nuove, spinge alla formazione di libere associazioni, sviluppa contrasti politici e sociali dai quali derivano i necessari assestamenti; gli altri, invece, hanno paura della libertà e cercano sempre il modo di imbrigliarla con una continua e crescente legislazione e con un’azione politica vincolatrice, che finiscono per soffocarla».

lalanternadidiogene@approdonews.it

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