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La lanterna di Diogene

La lanterna di Diogene

| Il 23, Giu 2011

“Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi”…..Don Tonino Vattiata e la cooperativa Valle del Marro sono solo gli ultimi, in ordine di tempo, ad aver subìto intimidazioni

La lanterna di Diogene

“Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi”…..Don Tonino Vattiata e la cooperativa Valle del Marro sono solo gli ultimi, in ordine di tempo, ad aver subìto intimidazioni

 

«La mafia si caratterizza per la sua rapidità nell’adeguare valori arcaici alle esigenze del presente, per la sua abilità nel confondersi con la società civile, per l’uso dell’intimidazione e della violenza, per il numero e la statura criminale dei suoi adepti, per la sua capacità ad essere sempre diversa e sempre uguale a se stessa». Queste parole di Giovanni Falcone, che di mafia e di criminalità organizzata era esperto come giudice, ritornano sempre più attuali ogni volta che ci si presenta un evento delittuoso, di intimazione e di soppressione della democrazia, sia che civile che sociale. Ed è proprio quello a cui abbiamo assistito in questi giorni, prima con l’incendio dell’autovettura del parroco di Cessaniti, nel vibonese, don Tonino Vattiata (componete del comitato Libera, l’associazione fondata da Don Ciotti), poi con l’incendio doloso che ha distrutto circa 7 ettari di uliveto nella Valle del Marro, il terreno confiscato alla famiglia mafiosa dei Mammoliti di Castellace frazione di Oppido Mamertina. Oltre all’incendio di un esponente politico del Partito Democratico, Pino Vita, capogruppo di opposizione al consiglio comunale di Parghelia ed a Marika Aiello, figlia di un ex assessore di Vibo Valentia.

Un’escalation criminale che fa preoccupare tantissimo per le condizioni di vivibilità di un’intera comunità che tarda sempre, portando con sè una cultura criminale e mafiosa, che sa parlare solo con le minacce, le intimidazioni, processi entrambi di una condizione di vigliaccheria che tende a divenire un duro cancro da estirpare in una società, quella calabrese, che per questi motivi tarda ancora a rialzarsi nonostante gli sforzi di opporsi ad un potere colluso fortemente con l’ambiente che ci circonda. Lo stesso Giovanni Falcone disse anche che: «Per lungo tempo si sono confuse la mafia e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale», ed è proprio da qui che si dovrebbe partire per capire prima e contrastare poi il fenomeno mafioso.

Chi si oppone a questa cultura mafiosa viene punito inesorabilmente e chi tenta anche solo per un istante a dire che questo fenomeno di mentalità mafiosa, come di mafia criminale propriamente detta, viene punito senza pietà. Quanto ancora dovremmo subire questi soprusi? E quanto ancora dovremo assistere a questi tentativi di privazione della libertà? Ed ancora, dove sono le coscienze della legalità per impartire in maniera dura una spinta all’educazione della legalità senza un giorno smettere di sognare che tutto questo sia possibile?

Le condizioni repressive di questi fenomeni devono sicuramente partire dal basso, da noi stessi, e poi essere accompagnate da una seria ed intransigente attività politica (che non sia collusa come molto spesso è), fatta di leggi severe che colpiscono non solo il mafioso criminale ma anche quell’io “non criminale”, mafioso, che vive e vegeta di questa mentalità triste e vigliacca.

Se non è lo Stato, insieme alle istituzioni di ogni ordine e grado a dare l’esempio e “costringere” il cittadino a fidarsi, ad aiutatarlo a dare una spinta di legalità che parta dalla propria coscienza e al rendersi conto che tutto questo non fa bene alla società, sviluppi non ce ne saranno in futuro e ci ritroveremo sempre a riempire pagine di giornali di cronaca, per segnalare e descrivere questo o quell’attentato, intimidazione ed omicidi che non mancano mai.

Quando si consente anche a personaggi sciolti per mafia di gestire la cosa pubblica, così come ad altre persone che diverse relazioni hanno descritto come forme di pericolosità sociale per la collettività, e si mette in prima pagina il mostro come una sorta di macchina del fango per dare discredito alla persona ed a ciò che lo circonda, ma poi non segue una seria azione di contrasto legale contro ogni tipo di condizionamento, allora così facendo ci ritroveremo sempre a dire le stesse cose, che leggendole rischiano di divenire carta straccia o semplici motivi di discussione da bar dello sport.

Un’azione accompagnata dalla condizione culturale delle coscienze per un’educazione della cultura propriamente detta, potrebbe essere quantomeno l’inizio di un risveglio come di una nuova primavera, ma finchè queste restano solo parole scritte su un foglio, allora io, come altri raccontiamo solo ed esclusivamente favole.

lalanternadidiogene@approdonews.it