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TAURIANOVA (RC), VENERDì 23 FEBBRAIO 2024

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La lanterna di Diogene

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Il nostro cinico filosofo affronta oggi un caso scottante successo in Calabria, a Paola, che merita giustizia

La lanterna di Diogene

Il nostro cinico filosofo affronta oggi un caso scottante successo in Calabria, a Paola, che merita giustizia

 

 

REGGIO CALABRIA – Ernest Hemingway affermava che «La vita di ogni uomo finisce nello stesso modo. Sono i particolari del modo in cui è vissuto e in cui è morto che differenziano un uomo da un altro»

Partendo da questa frase di Hemingway inizio a parlare di un caso calabrese, precisamente accaduto nella città di Paola, ad una famiglia sterminata da un male terribile causato dalle emissioni tossiche di una centralina telefonica adiacente alla loro abitazione. Sei persone morte ed un caso ancora molto aperto tra interrogazioni parlamentari, inchieste ministeriali e audizioni regionali.

La famiglia Politano ha perso un padre, una madre, una zia e tre giovani figlie. L’unica superstite combatte con ogni mezzo una battaglia sicuramente più grande di lei, il suo nome è Antonella. E ad essa è dedicato questa mia riflessione che spero possa essergli utile nella sua faticosa e lunga battaglia per il ripristino della verità e la sete di giustizia che impera nell’animo di Antonella per la grave e miserabile perdita dei propri cari.

Una promessa che vale una vita, quella fatta al padre in punto di morte quando nei suoi ultimi sospiri e nella condizione disperata disse che avrebbe iniziato una battaglia di vita, di speranza e di verità. Sono le condizioni per cui vale ancora la pena di vivere nella forza della coscienza. E non solo la sua ma anche di quelle coscienze silenziose che a volte sono “muri di gomma” e pareti invalicabili con cui scontrasi tutti i giorni. La forza di una promessa è il suo punto possente per la sua battaglia che non è solo personale, è anche la battaglia di tutti quelli che si sono trovati in questa condizione e che hanno pagato a caro prezzo e con la vita le negligenze di chi non rispetta le regole.

Una storia che dura da più di dieci anni fatta dalle tanti indagini giudiziarie e da diversi organi di informazione che accuratamente hanno ricostruito in modo puntuale l’accaduto.

Angelo Politano, padre di Antonella, era il custode dell’Azienda di Stato per i Servizi Telefonici (poi diventata Iritel, poi ancora Telecom ed ora Poste Italiane). Mentre la sua famiglia viveva in una casa posta all’interno di un enorme caseggiato, adiacente alla centralina telefonica. Nella zona secondo alcune testimonianze di altri vicini (anch’essi dipendenti) si respirava un’aria molto pesante ma nessuno si lamentava più di tanto tanté che il problema fu ignorato in quanto si credeva che il cattivo odore fosse causato dalle turbine elettriche. Ma la realtà ha ingannato loro perché quei cattivi odori erano “le armi del delitto” fatali che da lì a lungo andare distruggevano inesorabilmente un’intera famiglia e “rappresentavano un pericolo mortale per decine di persone”. Tale affermazione è stata scritta in un’interrogazione parlamentare di alcuni deputati tra cui Laratta, Realacci ed altri che porta il n. 4-10997.

La prima a morire è la moglie del custode e madre di Antonella, la signora Natalina nel 1984; quattro anni più tardi muore per un carcinoma alle ovaie Gabriella Politano (sorella maggiore di Antonella). Nel 1998 muore  e nel 2000 muoiono le altre due sorelle, Annamaria e Patrizia. E poi negli anni successivi il custode Vincenzo e la zia Bernardina.

Vincenzo, Natalina, Gabriella, Annamaria, Patrizia e Bernardina tutti morti inconsapevoli del pericolo che stava a pochi passi da loro. Il loro assassino li uccideva lentamente senza che loro se ne accorgessero come un terribile agguato studiato nei minimi dettagli.

Ed è da qui che Antonella inizia la sua lunga battaglia giudiziaria senza risparmiarsi ma combattendo con tutte le sue forse per dare una degna verità ai suoi cari.

Tutta colpa di quei 226 accumulatori di piombo e che vennero smantellati nel 1992 e che sprigionavano sostanze tossiche quali sostanze classificate dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) come “cancerogeno umano, gruppo 1”.

Il processo che si è tenuto ha assolto due dirigenti della centralina ma, ironia della sorte, il danno ambientale fu riconosciuto ed è da qui che si è partiti per un nuovo viaggio di speranza all’insegna della verità e della conseguente giustizia.

Partendo da questa storia che per ragioni di opportunità ho voluto essere sintetico ma che raccoglie l’essenza stessa della vicenda ed indipendente dalle opinioni personali come anche dalle riflessioni che si possono fare , l’intento è quello di dare una mano a far sentire meno sola Antonella.

lalanternadidiogene@approdonews.it

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