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TAURIANOVA (RC), SATURDAY 28 NOVEMBER 2020

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La disabilità ai tempi del Covid. Da 0 a 12 anni, e dopo? Come garantire l’assistenza specialistica ai “ragazzi speciali” durante una pandemia sempre più stringente tra protocolli da rispettare ed una didattica a distanza impossibile da attuare

La disabilità ai tempi del Covid. Da 0 a 12 anni, e dopo? Come garantire l’assistenza specialistica ai “ragazzi speciali” durante una pandemia sempre più stringente tra protocolli da rispettare ed una didattica a distanza impossibile da attuare

Riceviamo e pubblichiamo

Le famiglie delle persone disabili sono abituate, la resilienza fa parte del DNA di ognuna di loro, e loro sanno che questo momento finirà, ma hanno bisogno almeno di essere ascoltate e accolte. Le persone con disabilità, forse, non sono un numero così elevato da fare notizia, ma in questo momento sono una parte della popolazione che vive la solitudine dei bisognosi.

Da qui nasce l’appello di chi vive la quotidianità delle persone affette da disabilità in un momento storico delicatissimo e senza precedenti.

“ Sono una psicomotricista, da 10 anni opero sul territorio dove vivo e ricopro il ruolo di responsabile e coordinatrice di assistenza specialistica nelle scuole primaria e secondaria di primo grado. Il ramo di mia competenza è quello della disabilità a 360° gradi poiché, oltre ad avere un rapporto diretto con le pazienti da me assistite, fornisco un fondamentale supporto ai familiari nell’ambito di questo percorso, molto spesso, lungo e tortuoso. La disabilità, situazione già di per sé angosciosa e difficile da gestire, una volta raggiunta quella dead-line, pone un diversamente abile così come la sua famiglia da soli ed in balia del proprio destino.

Questi ragazzi, come risaputo, sono soggetti molto fragili che hanno bisogno di interagire tanto con i  normodotati quanto con quelle persone che vivono il loro medesimo disagio. Una falla importante all’interno di siffatti contesti è certificata, senza ombra di dubbio, dalla mancanza di strutture adeguate (quelle poche di livello rappresentano, di certo, cattedrali nel deserto) e di personale qualificato pronti ad accoglierli attraverso mirati programmi che servono a garantire sollievo ed inserimento sociale.

E’ proprio l’inserimento sociale è stato messo a durissima prova nel recente lockdown, durante il quale molti di loro hanno dovuto fare i conti con uno stato di isolamento aberrante, venendo meno quella esclusiva àncora di salvezza garantita da chi si prodiga in questo settore. A questo punto, la situazione è preoccupante anche alla luce (auguriamoci di no perché non vogliamo assurgere a ruolo di profeti) di un secondo lockdown. Per ciò che concerne la scuola, viene spontaneo domandarsi se la didattica online possa considerarsi l’unica via cui aggrapparsi? Il percorso da seguire non riguarda solo quello didattico, ma è da includersi anche quello terapeutico, la cui permanenza del paziente presso un centro prevede un inizio ed una fine che si conclude con il raggiungimento dell’età massima prevista per il suo inserimento. Ciò porterebbe a conseguenze nefaste, circostanze all’ordine del giorno, dove tanti genitori disperati non sanno dove portare il loro bene più prezioso per continuare a socializzare ed a vivere. Spontanea viene una domanda ; superata una certa età la disabilità termina? “.

ll popolo silente esiste, chiede solo di essere riconosciuto.

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