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TAURIANOVA (RC), MONDAY 14 JUNE 2021

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Ius murmurandi Le riflessioni del giurista blogger Giovanni Cardona sul decadimento della suprema idea di Giustizia

Ius murmurandi Le riflessioni del giurista blogger Giovanni Cardona sul decadimento della suprema idea di Giustizia
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Gli operatori del diritto appartengono alla scuola del sospetto: non credono a quanto i protagonisti della politica dichiarano nei vacui discorsi programmatici d’investitura elettorale, con i quali con falso e scrupoloso piglio demistificano una falsa verità.

Il mondo politico di concerto con quello giudiziario, rappresentano la illustrazione lucida e sgomentante di uno squilibrio di poteri, che fa sì che la nostra democrazia liberale degradi a un regime a libertà provvisoria o condizionata alla stregua di un vigilato speciale.

Questa è la diagnosi e la consequenziale terapia deve consistere in una restaurazione degli equilibri infranti, attraverso il sapiente dosaggio di pesi e contrappesi nella distribuzione costituzionale dei poteri.

La protesta popolare o di settore viene vagliata dal potere come un brontolio diffuso, una sorta di ius murmurandi esercitato sui social network o tra i corridoi della vita, che il disinteresse e la paura, ormai interiorizzata, rendono inarticolata; o si manifesta in indignazioni isolate e plateali o agitazioni sterili.

Le mutilazioni che il cittadino negli ultimi anni ha subito nei suoi diritti civili, si sono accumulate al punto che, oltre ad essere in gioco le regole codicisticamente conclamate nelle rituali normative, sono stati intaccati gli stessi diritti costituzionali: la violenza legale, che costituisce la traduzione storica di una violenza rivoluzionaria abortita, ha portato di fatto all’abrogazione della parte prima della Costituzione che va sotto il titolo “Diritti e doveri dei cittadini”.

Gli effetti demolitori della violenza legale consente anche di esaminare con attuale sguardo all’opera devastatrice perpetrata dall’organo politico.

La cristallizzazione della violenza legale si manifesta nella perdita delle garanzie costituzionali gnoseologiche che governano tutti gli aspetti civili della vita dei governati.

Basta discettare delle fondamentali guarentigie epistemologiche offerte dalla Costituzione al processo, per denotarne la valenza vettorialmente distruttrice consumata dall’organo politico-esecutivo ai danni delle garanzie consustanziali alla nozione stessa di processo: l’onere della prova a carico dell’accusa, il diritto al contraddittorio, la presunzione di non colpevolezza, il diritto ad essere giudicati dal giudice naturale precostituito per legge, il diritto ad essere giudicati da un giudice imparziale.

Questa degenerazione patologica del sistema che mina le basi dello Stato di diritto perverte l’intero sistema di regole, fagocitandone il rapporto di rappresentatività politica delegato dai cittadini ai loro rappresentanti.

Una riprova ne sia l’oscurantismo giudiziario in cui è sprofondata la giustizia, dove dei parvenu togati dominano il circo mediatico e dove “la declamazione dell’autenticità individuale diventa una posa quando si parla contro la massa dimenticando di farne parte”.(Claudio Magris)

Ma tutto questo è quello che Julien Benda ricomprendeva nella degenerazione dei falsi intellettuali, altrimenti detti “i moralisti del realismo”, che con mutate vesti oggigiorno hanno dato una silente svolta autoritaria allo Stato etico ed alla ragion di Stato, attraverso forme di governo arbitrariamente non avallate dal consenso popolare.

“La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza”. (Albert Camus, L’uomo in rivolta, 1951)