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TAURIANOVA (RC), MERCOLEDì 01 FEBBRAIO 2023

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I Comuni possono utilizzare i percettori di Reddito di Cittadinanza per lavori di pubblica utilità e chi non accetta perde tutto Eppure c’è un decreto in vigore dall’otto gennaio scorso che scarsamente viene applicato e che darebbe facoltà ai comuni di stilare un elenco dei residenti che ricevono il sussidio

I Comuni possono utilizzare i percettori di Reddito di Cittadinanza per lavori di pubblica utilità e chi non accetta perde tutto Eppure c’è un decreto in vigore dall’otto gennaio scorso che scarsamente viene applicato e che darebbe facoltà ai comuni di stilare un elenco dei residenti che ricevono il sussidio
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I padri costituenti avevano sancito poi scritto nero su bianco come prima cosa nella Carta Costituzionale all’art. 1 che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, adesso nel terzo millennio si può benissimo dire senza condizione di dubbio che l’Italia è una Repubblica (ri)fondata sul Reddito di Cittadinanza.
E visto pure come diceva Flaubert che “In fin dei conti il lavoro è ancora il mezzo migliore di far passare la vita” e quale migliore occasione, dato che esiste un decreto ministeriale applicabile dall’otto gennaio scorso in cui chi percepisce il Reddito di Cittadinanza farli lavorare nei Comuni, visto che pure sarebbero anche “obbligati”?
Il decreto ministeriale in questione è quello del Ministero del Lavoro del 22 ottobre 2019 e pubblicato appunto l’8 gennaio scorso in Gazzetta Ufficiale, quindi esecutivo.
E quindi i percettori del reddito di cittadinanza saranno tenuti a svolgere i cosiddetti “Puc”, ovvero i progetti utili alla collettività presso il Comune dove risiedono. Gli aventi diritto dovranno dare la loro disponibilità per almeno 8 ore settimanali fino a un massimo di 16 ore per attività non retribuite. In alcune realtà questi lavori vanno dall’assistenza domiciliare alle persone anziane fino alla manutenzione del verde pubblico.
Ovviamente saranno i Comuni a gestire tali attività, “socialmente utili” dove vengono riscontrate delle necessità particolari.
Nell’art. 1 comma 1 lettera b) viene giustificata la titolarità dei comuni in base al decreto legislativo n. 4/2019 all’art. 4 comma 15 che recita così. “In coerenza con le competenze professionali del beneficiario e con quelle acquisite in ambito formale, non formale e informale, nonché in base agli interessi e alle propensioni emerse nel corso del colloquio (…) presso i servizi dei comuni, il beneficiario è tenuto ad offrire nell’ambito del Patto per il lavoro e del Patto per l’inclusione socia-le la propria disponibilità per la partecipazione a progetti a titolarità dei comuni, utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il medesimo comune di residenza (…)”. Ci sarebbero anche alcuni soggetti percettori del RdC che non rientrano e che lo stesso Decreto che lo precisa in maniera esaustiva.
E soprattutto la mancata adesione ai PUC comporta la perdita del Reddito di cittadinanza ai sensi dell’art. 7, comma 5, lettera d), del decreto- legge n. 4 del 2019.
Il Decreto del Ministero del Lavoro comprende anche degli allegati in cui vi è un elenco degi “ambiti” i quali il Comune potrà avvalersi dei lavoratori per impiegarli a seconda delle esigenze o di progettualità le quali la titolarità dei Comuni ha facoltà, come “Culturale”, “Sociale”, “Artistico”, “Ambiente” ed altri, come ad esempio, il sostegno nell’organizzazione di manifestazioni pubbliche; controllo e cura delle biblioteche comunali; accompagnamento agli scuolabus degli studenti; consegna della spesa in aiuto delle persone anziane; organizzazione di mostre ed eventi in ambito culturale; attività di supporto nella raccolta dei rifiuti e promozione e informazione in ambito di raccolta differenziata; gestione del servizio di doposcuola in ambito formativo e scolastico; manutenzione del verde pubblico, con particolare riguardo ai parchi giochi per bambini e ancora altri contenute nel decreto.
Ecco, sarebbe cosa buona e giuste viste le tante tessere gialle che si vedono nei vari supermercati e altrove, dare un senso compiuto e operoso che spesso discrimina chi lo ha percepito seppur essendo egli stesso un diritto per legge dello Stato.
Sarebbe un passo avanti contro ogni discriminante assistenzialistica, facendo l’utile ed il dilettevole con operosità sociale che abbia un senso ed una condizione di pubblica utilità. Basterebbe un avviso comunale il quale convochi i cittadini residenti per essere censiti e poi procedere per l’impiego nei lavori pubblica utilità.
DM-22-10-2019-PUC-Reddito-di-cittadinanza