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TAURIANOVA (RC), MONDAY 26 OCTOBER 2020

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FLAI-CGIL e la FILLEA-CGIL: presentano una proposta di legge per dire No al caporalato

FLAI-CGIL e la FILLEA-CGIL: presentano una proposta di legge per dire No al caporalato

Lunedì scorso a Roma per  chiedere che in Italia venga introdotta una normativa che equipari il caporalato al reato di traffico di esseri umani

FLAI-CGIL e la FILLEA-CGIL: presentano una proposta di legge per dire No al caporalato

Lunedì scorso a Roma per  chiedere che in Italia venga introdotta una normativa che equipari il caporalato al reato di traffico di esseri umani

 

 


 

GIOIA TAURO- In una bella iniziativa la FLAI-CGIL e la FILLEA-CGIL hanno presentato lunedì scorso a Roma una proposta di legge per dire tutti insieme No al Caporalato in una forte azione di contrasto, e per  chiedere che in Italia venga introdotta una normativa che equipari il caporalato al reato di traffico di esseri umani.

La Cgil era presente a questa manifestazione insieme ai sindacalisti impegnati nel progetto “Sindacato di strada”, che in questi mesi, sono andati nelle campagne e nei cantieri, per dare sul campo tutela ed assistenza ai  lavoratori stranieri e  migranti che vivono in condizioni di disagio..

Concludendo i lavori nella parte introduttiva del suo intervento, che metteva al centro Rosarno e le sue specificità, Susanna Camusso ha detto: “Bisogna chiedere al Parlamento, al Governo del Paese, alla politica: quante Rosarno dovranno ancora esserci? Sì, perché si sono spese tante parole nei giorni degli avvenimenti, per poi dimenticarsene il giorno dopo. Ci ricordiamo le promesse dopo Rosarno? Ci era stato detto che sarebbe stato risolto tutto. Noi crediamo che dopo Rosarno si debba ringraziare la Magistratura che ha continuato a fare il suo lavoro, ringraziare quei cittadini di Rosarno che hanno cambiato il loro governo cittadino ed hanno aperto una speranza; non riusciamo a ringraziare il Governo che, un minuto dopo, si era già dimenticato di aver detto che avrebbe fatto leggi e norme per impedire che si ripetessero quegli elementi di schiavitù”.

Parte da questa autorevole riflessione una nuova verità su quello che è, ancora oggi, Rosarno: una Città che grazie a quei cittadini che hanno aperto una speranza, scegliendo una guida democratica per il Paese, cerca ogni giorno di risollevarsi da un’immagine negativa che non le appartiene più.

Rosarno però, da sola non può farcela, e pesano in questo le mancate promesse del Governo e della  Regione Calabria.

Servono, e lo diciamo da tempo, leggi diverse dalla Bossi-Fini che con il suo profilo marcatamente xenofobo, incoraggia ogni espressione di razzismo, affrontando il tema delle migrazioni sotto il profilo dell’esclusione e non dell’integrazione, e non intervenendo, inoltre, sul sistema economico, per creare un modello agricolo di qualità che raffronti e saldi le necessità dei migranti a quelle dei produttori agricoli. Un Governo che sanziona penalmente gli sfruttati con il reato di clandestinità e non riconosce, appunto, il reato di caporalato, legittima, così, di riflesso, lo sfruttamento.

Sull’altro versante, il comportamento della Regione Calabria è altrettanto omissivo, politicamente.

Infatti, dopo una lunga fase di indifferenza ai temi dell’immigrazione, la Giunta Regionale ha iniziato ad occuparsi del problema solo in concomitanza con l’anniversario dei “fatti di Rosarno”, giusto per sollevarsi l’anima dal senso di colpa, offrendo un intervento di protezione civile, scelta sbagliata nell’approccio, perché affronta vergognosamente la questione sotto il profilo dell’ordine pubblico, un rimedio lontano anni luce da una soluzione strutturale e definitiva dell’accoglienza.

Il Presidente Scopelliti con la sua scelta di attrezzare un campo container per i migranti rischia di assomigliare a Ponzio Pilato, usando un palliativo e scaricando le responsabilità della gestione sul Comune di Rosarno e sulle associazioni.

Inoltre questa soluzione, dal punto di vista sociale, a causa dei molti nodi da sciogliere sulle modalità di gestione e funzionamento, produce effetti devastanti sul terreno della convivenza, offrendo spazio ad ogni possibile strumentalizzazione.

Come Cgil vorremmo sperare che si possa avviare presto una nuova stagione a Rosarno e rinnoviamo ancora la nostra fiducia e speranza nell’impegno del Sindaco e della nuova amministrazione, pur essendo fortemente preoccupati, perché sappiamo bene che la città di Rosarno ed i migranti non possono, e non devono rimanere soli.

 

Il Governo non può nascondersi sotto la sabbia, e non provvedere a quanto promesso un anno fa! Non si può costruire un nuovo modello di vera integrazione, che si basi solo sulla convivenza: serve un modello di sviluppo condiviso, che dia la possibilità ad ogni lavoratore, italiano o straniero, che viva e lavori in agricoltura, di vedere riconosciuti i propri diritti e tutele.

Bisogna intervenire nel settore chiave in cui vengono utilizzati questi lavoratori migranti, e creare un meccanismo che premi e aiuti le aziende sane, denunciando quelle che non applicano il contratto collettivo.

 

Solo così nascerà un’altra Rosarno, e lasciatecelo dire, un’altra Italia.

 

 

Gioia Tauro, 26/01/2010

 

 

 

Claudia Carlino                                       Antonino Calogero

Segretaria Reg Cgil Calabria                     Segretario Generale Cgil Pian

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