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TAURIANOVA (RC), SATURDAY 28 NOVEMBER 2020

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A Lorena la laurea in medicina, nonostante lei non c’è più per colpa di una mano assassina La tesi della studentessa dell’Università di Messina è stata discussa da un'amica, "Voleva curare i bambini"

A Lorena la laurea in medicina, nonostante lei non c’è più per colpa di una mano assassina La tesi della studentessa dell’Università di Messina è stata discussa da un'amica, "Voleva curare i bambini"

Di Giuseppe Larosa

Una vita spezzata dalla mano criminale di un uomo, una bestia, l’ennesima che indegnamente uccide una donna. Quello che oggi viene definito “femminicidio”, non è altro che assassinio non solo del corpo, ma infierire nell’anima delle donne, privando le stesse della loro libertà di scegliere, decidere, chiudere quello che loro non ritengono più adeguato alla loro esistenza.
Lorena Quaranta aveva solo 27 anni, una vita davanti, brillante e piena di vita. Ma quel lungo cammino che la attendeva è stato spezzato dalla mano assassina di una “bestia”, geloso forse, chi lo sa. Perché gli aveva trasmesso il Covid, chi lo sa. Ma quella notte tra il 30 ed il 31 marzo scorso, la vita di Lorena fu spezzata dalla mano assassina di quello che veniva definito fidanzato. Ma essere fidanzati, vuole dire amare, osservare con occhi che profumano di violette nell’aria, di sguardi ininterrotti come lucciole luminose nei campi. E invece no, quei sogni sono stati spezzati dall’inesorabile efferatezza della violenza la quale oltraggia l’uomo stesso.
Eppure un paio di giorni fa, all’aula magna, Lorena si è laureata con 110 e lode, con tanto di toghe e pubblico. Con una tesi di laurea su “Immunodeficienze selettive: la candidiasi mucocutanea cronica”. Ma solo che, Lorena, non c’era. Giace dietro una fredda lapide perché un destino maledetto dalla mano dell’uomo le ha impedito di essere lì, a festeggiare il suo sogno di vita, essere un medico. Ma L’Università di Messina gliel’ha conferita, affidando la discussione della tesi alla sua amica e collega Vittoria Patorno.
La commozione è stata immensa, unica, profonda e soprattutto devastante nel respiro, nell’anima di chi ancora soffre per quell’ingiustificabile perdita di una ragazza piena di vita. Lorena “voleva curare i bambini”, dicono, tant’è che la sua presenza era viva in quell’aula, non solo per la grande foto sotto una coroncina di fiori posizionata davanti al tavolo della commissione di laurea presieduta dal rettore Salvatore Cuzzocrea.
Alla cerimonia c’erano tutti, anche gli investigatori che hanno indagato per l’uccisione di Lorena e anche chi ha arrestato quell’uomo dalla mano assassina di quello che veniva definito “indegnamente”, fidanzato.
Quella “bestia” dove quella notte dopo un litigio strangolò Lorena non prima di averla tramortita con un corpo contundente e poi colpita all’addome con un coltello.
Un delitto, non solo assurdo e allo stesso tempo inspiegabile, ma anche colmo dio mistero per l’instabilità della personalità dell’uomo “assassino”. Ma è anche una perdita che nessuno vuole dimenticare.
Lorena sarà per sempre ricordata e quel 31 marzo dove ci fu il tramonto della sua vita, con la laurea in medicina è iniziata l’alba come motivo per ricordarla non solo nella sua fresca bellezza che sa di rugiada al mattino, ma anche e soprattutto come “medico al servizio degli altri”.

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