Gioia Tauro, l’attacco dell’opposizione consiliare, “Se il lancio della palla in tribuna fosse uno sport, il sindaco vincerebbe la coppa del mondo”

banner pasticceria taverna

La dottoressa Scarcella non perde tempo a fornire risposte incomplete, vuote come i risultati raggiunti del suo programma elettorale. Prendiamo atto della sua replica pur tuttavia constatando che più che rispondere alle questioni sollevate, sembra aggirarle.
Nessuno ha contestato la posizione giudiziaria di alcuno nè formulato accuse. Nessuno intende sostituirsi alla magistratura, cui spetta in via esclusiva l’accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità. Ma proprio perché il piano giudiziario e quello politico non coincidono, riteniamo doveroso ribadire il senso del nostro intervento.
Facciamo una distinzione chiara, netta e precisa su ciò che riguarda la sfera privata e ciò che è di dominio pubblico: la sfera privata riguarda situazioni personali, familiari, economiche, amorose, vicende che non è importante che si conoscano pubblicamente. Più o meno come tutte quelle vicende personali e familiari dei consiglieri di opposizione che il sindaco riporta nei consigli comunali da inizio legislatura. È pubblico ciò che, per il suo rilievo collettivo, interessa la comunità, incide sul dibattito cittadino o è già entrato nella conoscenza pubblica attraverso notizie, dichiarazioni e fatti di interesse generale.
Le questioni da noi poste appartengono chiaramente a questa seconda categoria.
Se è vero che, secondo quanto riportato dagli organi di informazione, nelle dichiarazioni rese agli inquirenti sarebbero state descritte pressioni e condizionamenti che avrebbero inciso perfino sulle scelte occupazionali di una significativa realtà imprenditoriale del territorio e che nello stesso periodo antecedente alle elezioni comunali, soggetti legati a quel contesto hanno successivamente partecipato alla campagna elettorale dell’attuale maggioranza, sostenendola pubblicamente o candidandosi nelle sue liste, riteniamo del tutto legittimo domandare quale sia stato il peso politico ed elettorale di tale sostegno.
Non si tratta di attribuire responsabilità. Si tratta di chiedere trasparenza.
Non affermiamo che vi sia stato per forza alcun collegamento tra quei fatti e l’esito della competizione elettorale, vi sono però quesiti che una comunità democratica ha il diritto di porsi e vicende che possano aver avuto riflessi, diretti o indiretti, nella formazione del consenso politico cittadino.
Sono domande legittime. E le domande legittime meritano risposte nel merito, non tentativi di delegittimazione di chi le pone.
Ad esempio: quanto un’azienda può aver inciso nell’ultima campagna elettorale? Quante tra le assunzioni sospette sono state fatte durante la stessa campagna? C’erano tra i candidati dell’attuale maggioranza dipendenti della stessa azienda?
Così come meritano chiarimenti le vicende che hanno riguardato il Consiglio comunale, le tensioni interne alla maggioranza e le procedure che hanno interessato esponenti dell’opposizione.
I cittadini dissidenti vengono colpiti inviando bollette (anche già pagate), i consiglieri oppositori con la denigrazione e la decadenza organizzata.
Quando il dissenso viene percepito come un problema anziché come una componente fisiologica della vita democratica, il confronto politico si impoverisce e le istituzioni si indeboliscono.
Ma soprattutto, mentre si alimentano polemiche e si proclamano questioni chiuse, la città continua ad attendere risposte sui temi che incidono concretamente sulla vita dei cittadini.
Qual è lo stato reale delle opere pubbliche finanziate con le risorse del PNRR? Quali interventi saranno completati nei termini previsti? Quali presentano ritardi? Quali misure sono state adottate per garantire il pieno utilizzo delle risorse disponibili e scongiurare il rischio di perdere opportunità decisive per il futuro della città?
Su questi temi servono dati, atti amministrativi, cronoprogrammi e risultati. Non slogan.
Perché il consenso elettorale appartiene al passato. Governare appartiene al presente.
Noi continueremo a svolgere il ruolo che gli elettori ci hanno affidato: controllare, vigilare, proporre e chiedere conto dell’operato di chi amministra.
La trasparenza non è una concessione. È un dovere.
E la fiducia nelle istituzioni non si tutela dichiarando chiusa una questione. Si tutela rispondendo con chiarezza, coerenza e responsabilità alle domande che i cittadini hanno il diritto di porre.