Garanti di Serie A e di Serie B: salute e infanzia sacrificati nel gioco della politica calabrese

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Figli di un Dio minore. Si potrebbero definire così due dei cinque organismi di garanzia della Regione Calabria che, per una palese disparità legislativa, a differenza dei loro colleghi hanno cessato la loro attività in concomitanza con la fine della prima legislatura Occhiuto, lasciando sguarniti i cittadini calabresi per quasi nove mesi (e chissà per quanto tempo ancora) di due presidi fondamentali quali sono quelli della tutela della salute e dei minori. Non a caso, in tutto questo tempo centinaia e centinaia sono state le segnalazioni indirizzate a varie ramificazioni del Consiglio Regionale per chiedere che fine avessero fatto il Garante della Salute e il Garante dell’Infanzia. Il dubbio legittimamente avanzato dalla popolazione calabrese è presto spiegato in un “dettaglio” noto solamente alla politica e agli addetti ai lavori: mentre i tre Garanti attualmente in carica, ovvero alla disabilità, alle vittime di reato e ai detenuti, in virtù di provvedimenti normativi più recenti, durano in carica per cinque anni, come è giusto che sia, trattandosi di figure lungi dall’essere legate da qualsivoglia governo politico, il Garante della Salute, ricoperto in questi tre anni dalla prof.ssa Anna Maria Stanganelli e il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, storicamente ricoperto dal sociologo Antonio Marziale, si sono visti depauperati dai loro Uffici in virtù di due leggi ormai datate (rispettivamente 2008 e 2004) che nessuno ha voluto modificare, nonostante le reiterate sollecitazioni da parte delle due Istituzioni in questione. Il perché nessuno abbia provveduto a sanare tale discrepanza non è dato saperlo, fatto sta che ben due proposte di revisione delle due leggi presentate dai consiglieri regionali Mattiani (Lega) e Neri (FdI) per uniformare tutte le figure di garanzia nella durata, presentate alla Commissione Affari Istituzionali del Consiglio Regionale della Calabria, sono rimaste impelagate dal 6 ottobre 2023 non tanto nelle paludi delle procedure quanto nei dubbi del principale partito di maggioranza, come riscontrabile nel verbale della seduta dell’ottobre 2023 nel botta e risposta tra lo stesso Mattiani e l’allora capogruppo di Forza Italia, Michele Comito che, pur esprimendo apprezzamento per la proposta, ha ravvisato in Commissione “la necessità di maggiore disciplina e controllo, sia per aspetti legati ai rimborsi per le missioni che per la durata del mandato” impegnandosi “a un confronto in sede di conferenza dei capigruppo”. Ma ben tre anni sono trascorsi e nulla è stato votato. Questo, fin qui, l’antefatto delle più classiche situazioni kafkiane che ha improvvisamente interrotto la copiosa attività avviata da due autorevoli figure di garanzia, come Marziale e Stanganelli. A pagarne le spese i fruitori del servizio sanitario regionale e i bambini calabresi e le loro famiglie. Ed è proprio alle battute finali delle designazioni dei nuovi organismi di garanzia, i cui elenchi degli idonei sono stati resi pubblici nella giornata di lunedì, che in modo eclatante emerge un’ulteriore dato degno di nota: sempre per via delle rispettive norme i due Garanti Marziale e Stanganelli, che hanno ritenuto ugualmente di riproporre istanza per dare continuità al loro lavoro, sono risultati ineleggibili ciascuno nell’incarico espletato, sebbene interrotto bruscamente, ma idonei ad incrocio, Marziale per la Salute e Stanganelli per l’Infanzia. Ma se la norma di Marziale è chiara, cristallizzando il fatto che il Garante dell’Infanzia non può espletare per più di due mandati il proprio ruolo, quella di Stanganelli si presta a dubbia interpretazione. Infatti l’art. 7 della legge regionale n.22 del 10 luglio 2008, prevede espressamente che nel caso in cui non si sia proceduto a designare il Garante della Salute entro 180 giorni dall’emanazione della legge regionale (mentre sono trascorsi 14 anni!) in tal caso il primo Garante può essere eletto per una seconda volta. Gli uffici non hanno però ritenuto di dare tale interpretazione alla sopracitata norma. Adesso la palla passa alla politica per l’elezione dei loro successori che, a vedere la rosa dei nomi, potrebbero essere orientati ad una logica non di merito ma di ripartizione da manuale Cencelli.