Nella notifica settimanale del Sistema di Allerta Rapido Comunitario (RASFF), l’elenco
del sistema di allerta inviata dal Ministero della Salute italiano del 21 febbraio
(455.2018), comprende una segnalazione di allarme livello “rischio grave”, per epidemia
di origine alimentare da filetti di “Marlin” (Makaira indica) scongelati provenienti
dalla Spagna, contenenti elevate quantità di istamina e di altre amine vasoattive,
che causa il cosiddetto «avvelenamento da sgombroidi». Nello specifico, su ordine
dell’ autorità, è stato disposto il ritiro dal mercato dei prodotti contaminati.
La sindrome sgombroide è una patologia simil-allergica risultante dall’ingestione
di pesce alterato. È il secondo tipo più frequente di intossicazione da prodotti
ittici, seconda solo alla ciguatera. Spesso tuttavia non viene rilevata perché assomiglia
e confusa con l’allergia alimentare. Viene riportata con la massima frequenza relativamente
a specie ittiche a carne rossa, appartenenti alle famiglie Scombridae (come il tonno,
tonno pinna gialla, tonnetto striato (chiamato anche bonito), sgombro, lampuga, Clupeidae
(sardine, aringhe, cheppie) ed acciughe e specie ittiche imparentate con queste,
refrigerate o conservate in modo non adeguato dopo la pesca.La sindrome sgombroide
può derivare dall’inappropriato trattamento del pesce durante l’immagazzinamento
o la lavorazione; quando per l’innesco di processi di degradazione si producono quantità
importanti di istamina. L’istamina è una delle sostanze tossiche implicate nell’intossicazione
sgombroide. Nel tessuto di pesci in decomposizione sono state trovate altre sostanze
chimiche, ma la loro associazione con la sindrome sgombroide non è stata stabilita
chiaramente. Le manifestazioni cliniche dell’ intossicazione riguardano l’apparato
gastrointestinale (nausea, vomito, diarrea) il sistema nervoso centrale (vertigini,
cefalea), la cute (rush) ; raramente si osservano disturbi respiratori e ipotensione.
L’inizio della sintomatologia è rapido (20-30 minuti dall’assunzione dell’alimento)
e i disturbi, abitualmente di lieve entità, si risolvono generalmente in breve tempo;
solitamente durano meno 24 ore. La sindrome, sebbene frequente, viene spesso diagnosticata
come reazione allergica alimentare. Pertanto Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello
dei Diritti”, invita chiunque avesse acquistato questi prodotti a non consumarli
e a consegnarli al rivenditore o al Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della
ASL locale.



