E’ scontro sul ponte sullo Stretto, tra giustizia, politica e opinione pubblica;«Ma lei ha mai parlato con il presidente Mieli della vicenda contestata?». La domanda è diretta. La risposta dell’avvocato Giacomo Saccomanno, ex consigliere di amministrazione della società del Ponte sullo Stretto, è altrettanto netta: «Assolutamente no»

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E’ scontro sul ponte sullo Stretto, tra giustizia, politica e opinione pubblica;
«Ma lei ha mai parlato con il presidente Mieli della vicenda contestata?». La domanda è diretta. La risposta dell’avvocato Giacomo Saccomanno, ex consigliere di amministrazione della società del Ponte sullo Stretto, è altrettanto netta: «Assolutamente no».

È da questo passaggio della conversazione telefonica avvenuta nella serata di ieri tra Saccomanno e il direttore di Approdo che prende avvio una riflessione destinata ad andare oltre il singolo fatto giudiziario. Una domanda, infatti, continua ad affacciarsi nel dibattito pubblico: era davvero indispensabile rendere immediatamente nota l’esistenza degli avvisi di garanzia oppure sarebbe stato più opportuno attendere gli esiti degli accertamenti sui telefoni cellulari, sui computer e sugli altri dispositivi già consegnati, nella mattinata di ieri a Reggio Calabria, agli inquirenti?
La vicenda che coinvolge Saccomanno e altri soggetti nell’ambito di un’indagine collegata al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina apre interrogativi che travalicano il piano strettamente giudiziario. In gioco vi sono il rapporto tra giustizia e informazione, la tutela della reputazione delle persone coinvolte e il peso politico di una delle opere infrastrutturali più discusse della storia repubblicana.
Dopo la consegna dei dispositivi informatici agli investigatori per consentire le verifiche su conversazioni, messaggi, chat ed eventuali documenti, la notizia degli avvisi di garanzia è diventata di dominio pubblico, alimentando un dibattito che nel giro di poche ore ha assunto una dimensione nazionale.
Al centro della discussione non vi è soltanto il merito dell’indagine, sul quale sarà la magistratura a fare piena luce, ma anche il modo in cui determinate informazioni arrivano all’opinione pubblica. In uno Stato di diritto, il principio della presunzione di innocenza dovrebbe accompagnare ogni fase dell’attività investigativa. Per questo motivo, la diffusione anticipata di elementi ancora oggetto di verifica può produrre conseguenze reputazionali immediate e difficilmente reversibili.
Lo stesso Saccomanno ha ribadito di non aver mai avuto rapporti né interlocuzioni con il presidente della Corte dei Conti indicato nelle ricostruzioni emerse nelle ultime ore. Un’affermazione che, come ogni elemento rilevante dell’inchiesta, dovrà essere verificata attraverso gli strumenti investigativi a disposizione degli inquirenti. Proprio per questo motivo, qualcuno si domanda se non sarebbe stato più opportuno attendere l’esito delle verifiche prima che la vicenda assumesse una così ampia rilevanza mediatica.
Ma il punto più delicato riguarda inevitabilmente il contesto politico. Il Ponte sullo Stretto rappresenta da anni uno dei progetti infrastrutturali più divisivi del Paese. Un’opera destinata, secondo i sostenitori, a cambiare il sistema dei collegamenti tra Calabria e Sicilia e a incidere sullo sviluppo dell’intero Mezzogiorno. Un progetto che, al tempo stesso, continua a suscitare dubbi, critiche e contrapposizioni.
Su questa infrastruttura il nome politicamente più esposto è quello di Matteo Salvini, che ne ha fatto una delle principali bandiere della propria azione di governo. È quindi inevitabile che qualsiasi vicenda riguardi la governance dell’opera o le persone che vi hanno ricoperto ruoli di responsabilità finisca per assumere anche una valenza politica.
L’attenzione dell’opinione pubblica è comprensibile. Ciò che deve essere evitato, però, è la sovrapposizione tra indagine e giudizio. Un avviso di garanzia non equivale a una condanna, così come un’inchiesta non rappresenta una sentenza. La credibilità delle istituzioni democratiche si misura anche nella capacità di mantenere distinti questi piani.
In una fase in cui il Paese attende risposte sul futuro delle grandi opere e sulle prospettive di sviluppo del Mezzogiorno, sarebbe auspicabile che il confronto restasse ancorato ai fatti e non alle suggestioni. Le indagini devono proseguire con rigore, autonomia e serenità. La politica, dal canto suo, dovrebbe sottrarsi alla tentazione di utilizzare ogni vicenda giudiziaria come strumento di scontro.
Solo il tempo e il lavoro della magistratura potranno chiarire ogni aspetto di questa vicenda. Nel frattempo, il rispetto delle garanzie, della trasparenza e della prudenza nel giudizio resta il fondamento di ogni autentico Stato di diritto.