Dramma dei malati oncologici oltre il 50% dei calabresi si recano fuori Regione. All’ospedale di Polistena una lista di oltre 350 pazienti in attesa di essere operati. Si salvi chi può. Dobbiamo ribellarci

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Il Ministro della salute pubblica un dato :Oltre il 50% degli interventi oncologici dei calabresi viene effettuato fuori regione.
Non è un incidente. È il fallimento certificato della sanità calabrese.
Un dato che non sorprende nessuno, perché da anni i cittadini hanno smesso di fidarsi degli ospedali pubblici. La responsabilità è chiara: programmazioni fallimentari, controlli sul personale inesistenti e una gestione che ha prodotto solo disservizi e disuguaglianze.
Questa non è sanità: è anarchia istituzionalizzata.
Una parte rilevante della classe medica ha smarrito il senso della propria missione, piegandosi alla logica del guadagno. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: liste d’attesa infinite, pazienti abbandonati e un sistema che premia chi può pagare e punisce chi non può.
A Polistena, ospedale spoke, da oltre un mese si garantiscono solo le urgenze. Più di 350 persone restano sospese, senza cure e senza alternative. Chi non ha soldi per il privato e non può emigrare semplicemente aspetta. E rischia.
Noi difendiamo una sanità pubblica che garantisca il diritto alla cura a tutti, non solo a chi ha disponibilità economiche o conoscenze giuste. L’articolo 32 della Costituzione non è un’opinione: la salute non è una merce e non può essere regolata da conti, favori o raccomandazioni.
Il prossimo DCA del presidente Occhiuto deve segnare una svolta netta: salvare il pubblico, riportare i medici nel servizio pubblico e ristabilire un’etica oggi completamente smarrita.
Il pubblico non può essere usato come serbatoio per alimentare il privato. Il privato, se deve esistere, lo faccia con risorse proprie.
Continuare a drenare fondi pubblici mentre il privato si arricchisce significa tradire i cittadini.
Su questo non possono esserci compromessi.