Docente calabrese trovato impiccato, la famiglia si oppone all’archiviazione per suicidio

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Il 9 giugno 2022 Ettore Giordano fu trovato morto a Taverna di Montalto Uffugo, con un cavo intorno al collo. Da allora, per i suoi genitori, una domanda è rimasta aperta: la morte del figlio fu davvero un suicidio? La ricostruzione dei consulenti nominati dalla Procura ha indicato questa ipotesi. Ora, però, le consulenze tecniche incaricate dalla famiglia propongono una lettura diversa e chiedono che il caso non venga archiviato senza ulteriori verifiche.

I legali dei genitori del giovane hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione. Nella memoria difensiva chiedono la prosecuzione delle indagini e la nomina di un collegio di esperti terzo, incaricato di riesaminare gli elementi raccolti e, se necessario, svolgere nuovi accertamenti.

Il medico legale Ottavio Stefano e la criminalista Katia Sartori, consulenti della famiglia, contestano le conclusioni dei tecnici della Procura. Secondo la loro analisi, alcuni elementi — tra cui lesioni che ritengono compatibili con una colluttazione o con gesti difensivi, la posizione del corpo, i reperti istopatologici e le caratteristiche del cavo — non sarebbero coerenti con l’ipotesi di una morte autoindotta.

Le conclusioni dei consulenti di parte indicano invece una dinamica compatibile, a loro giudizio, con un’azione violenta di terzi e con una possibile manipolazione della scena. Si tratta di valutazioni tecniche presentate dalla difesa della famiglia: non equivalgono a un accertamento giudiziario né dimostrano, da sole, che si sia trattato di un omicidio.

La famiglia sottolinea inoltre che i consulenti medico-legali della Procura avevano già ritenuto suicidiaria la morte nel primo procedimento, aperto con le ipotesi di istigazione al suicidio e omissione di soccorso. Per i legali, proprio la distanza tra le conclusioni dei tecnici nominati dall’ufficio giudiziario e quelle dei consulenti di parte rende necessario un nuovo esame indipendente.

L’opposizione chiede al giudice per le indagini preliminari di non disporre l’archiviazione e di affidare la valutazione a un collegio terzo. Secondo quanto riferito dalla difesa, si attende la fissazione dell’udienza davanti al Gip. Sarà il giudice a valutare le richieste e a decidere se disporre ulteriori accertamenti.

Il punto, in questa fase, non è stabilire quale ricostruzione sia vera prima che il giudice si pronunci, ma chiarire se gli elementi già acquisiti siano sufficienti a chiudere il caso. Quando le perizie arrivano a conclusioni opposte, la trasparenza degli accertamenti e la possibilità di verificarli diventano parte essenziale della ricerca della verità.