Cittanova, Anselmo: “Nessuna tregua e nessuna pacificazione. La memoria di mio padre non si usa per riscrivere i rapporti politici”

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In riferimento all’articolo pubblicato nelle ultime ore, nel quale il riconoscimento conferito alla memoria di mio padre, Michele Anselmo, viene interpretato come il possibile inizio di una fase di “distensione” o addirittura di “pacificazione”, ritengo necessario intervenire per evitare che una serata profondamente personale e familiare venga trasformata in qualcosa che non è mai stata.
Non c’è stata alcuna tregua politica. Non c’è stato alcun accordo. Non è iniziata alcuna pacificazione.
La sera della consegna della benemerenza io ero presente esclusivamente per onorare la memoria di mio padre.
Ho ringraziato pubblicamente Francesco D’Agostino, Pino Gentile e quanti hanno voluto riconoscere il valore umano, sociale e identitario della storia di Michele Anselmo.
L’ho fatto consapevolmente e con rispetto, perché ritengo che quando qualcuno compie un gesto giusto sia corretto riconoscerlo, indipendentemente dalle divergenze del passato.
Allo stesso modo, però, voglio chiarire un particolare che evidentemente nell’articolo non è stato colto:
non ho ringraziato l’Amministrazione comunale. E non è stata una dimenticanza.
È stata una scelta precisa e consapevole.
Pertanto, utilizzare quella serata per sostenere la tesi secondo cui sarebbe cambiato il mio giudizio politico sull’Amministrazione guidata dal sindaco Domenico Antico significa attribuirmi una posizione che non ho mai assunto.
La mia posizione politica sull’Amministrazione Antico non cambia di una virgola.
Continuerò a esercitare la mia azione politica con la stessa determinazione, continuerò a chiedere trasparenza sugli atti amministrativi, a denunciare ciò che ritengo sbagliato e a sollevare pubblicamente tutte le questioni che considero rilevanti per il futuro di Cittanova.
Non sarà certamente una targa consegnata alla memoria di mio padre a cancellare mesi e anni di battaglie politiche, né tantomeno a trasformare legittime contrapposizioni in una improvvisa riconciliazione.
Trovo inoltre francamente fuori luogo che, nel raccontare una serata dedicata alla memoria di una persona scomparsa, si sia sentita la necessità di richiamare querele, presunti “tritacarne mediatici”, accuse di diffamazione e persino la posizione del direttore di Approdo, Luigi Longo.
Sono questioni che nulla hanno a che vedere con mio padre e con il riconoscimento che gli è stato attribuito.
Se l’intento era quello di rappresentare la serata come l’atto conclusivo di una lunga contrapposizione politica e mediatica, allora è necessario correggere questa rappresentazione.
Non esiste alcun cessate il fuoco.
Esiste, invece, la capacità di distinguere il piano umano da quello politico.
Francesco D’Agostino e Pino Gentile hanno riconosciuto pubblicamente un errore del passato nei confronti di mio padre e hanno voluto porvi rimedio. Io e la mia famiglia abbiamo accolto quel gesto con rispetto.
Questo significa avere senso delle istituzioni e dei rapporti umani.
Non significa consegnare a nessuno una cambiale politica in bianco.
E soprattutto respingo qualsiasi tentativo, volontario o involontario, di trasformare la figura di Michele Anselmo nello strumento attraverso il quale raccontare una presunta pacificazione tra suo figlio e l’attuale Amministrazione comunale.
Mio padre appartiene alla mia famiglia, alla sua storia e alla comunità che gli ha voluto bene.
La sua memoria non appartiene alle strategie politiche di nessuno.
Sabato sera, davanti al suo ricordo, ho scelto consapevolmente di lasciare fuori ogni polemica.
Era la sua serata.
Era il momento di parlare dell’uomo che nel 1985 lasciò la Calabria, che costruì una vita e una famiglia al Nord senza dimenticare mai Cittanova, che per anni aiutò tanti concittadini e che fino all’ultimo mantenne un legame profondissimo con la sua terra.
Confondere quel silenzio rispettoso con una resa politica sarebbe un errore.
Infine, nell’articolo si legge una frase particolarmente significativa:
“Lo capiremo dopo il 17 settembre.”
Non occorre aspettare il 17 settembre.
Lo chiarisco oggi.
Nessuna tregua.
Nessun accordo.
Nessuna pacificazione politica.
Continuerò a riconoscere ciò che ritengo giusto, anche quando arriva da persone con le quali ho avuto profonde divergenze.
Ma continuerò, con ancora maggiore determinazione, a denunciare ciò che considero sbagliato.
Con l’Amministrazione Antico il confronto politico prosegue esattamente da dove era rimasto.
E se qualcuno pensava che una serata dedicata alla memoria di mio padre potesse rappresentare il prezzo del mio silenzio, ha commesso un enorme errore di valutazione.
La memoria di Michele Anselmo merita rispetto.
La politica è un’altra cosa.
E da oggi si ricomincia.
Domenico Anselmo