di Claudio Maria Ciacci
I “Pensieri della domenica” del sindaco Nicola Fiorita si confermano una rubrica ormai stabile sui social, con cui il primo cittadino parla direttamente alla comunità. È una scelta comunicativa legittima, ma proprio per questo va ricordato un principio fondamentale: quando parla un sindaco non parla solo un leader politico, parla un’istituzione. E un’istituzione dovrebbe rappresentare anche chi non si riconosce in quel tipo di narrazione. Personalmente, quei “pensieri” non mi rappresentano, non per una questione di appartenenza politica ma per tono, contenuti e impostazione, spesso più orientati alla polarizzazione che alla rendicontazione.
Il sindaco apre con “I dieci giorni della Catanzaro Servizi”, dipingendo la settimana che si apre come decisiva per il futuro della partecipata. Bene l’aggiornamento sui pagamenti arretrati e sull’imminente approvazione di piano industriale e affidamento di nuovi servizi, ma restano centrali trasparenza e numeri: una società pubblica non si salva con slogan o paragoni letterari, ma con dati, atti solidi e risultati verificabili. La retorica del “mese in cui si è fatto più di dieci anni” appare più propaganda che chiarezza amministrativa.
Molto più discutibile, invece, il passaggio su “ICE GO HOME”. Fiorita definisce l’ICE “famigerata polizia trumpiana” e la paragona a milizie fasciste e organizzazioni paramilitari. Al di là delle opinioni politiche, legittime, il tema presenta almeno tre criticità. Primo: l’ICE non è un corpo “nuovo” o “dei giorni nostri” rispetto a dinamiche internazionali e di cooperazione, e la sua presenza o collaborazione non si affronta con slogan. Secondo: non rientra nelle competenze di un sindaco stabilire o condizionare la presenza di organismi di sicurezza stranieri sul territorio nazionale, materia che riguarda lo Stato. Terzo: l’enfasi attuale contro l’ICE rischia di apparire strumentale e utile più a creare un nemico simbolico che a informare. E chiarirlo non significa essere pro o contro l’ICE, significa pretendere rigore, soprattutto da chi ricopre un ruolo istituzionale.
In questo quadro si inseriscono le repliche dell’opposizione e l’intervento di Riccio, che pongono un tema rilevante: un sindaco non può permettersi indignazioni e solidarietà a geometria variabile. Nella giornata di sabato la Polizia di Stato è stata colpita da estremisti dei centri sociali: un episodio grave che meritava una presa di posizione netta. Riccio ha ragione nel sottolineare la mancanza, nei “pensieri” del sindaco, di un pensiero rivolto a chi ogni giorno garantisce sicurezza e ordine democratico. La solidarietà alle forze dell’ordine non è una bandiera politica: è un dovere istituzionale.
Sul fronte cittadino, Fiorita aggiorna su Alli e Palazzo Fazzari: nel primo caso annuncia novità positive, nel secondo registra danni da maltempo e rinvio dell’apertura. Comunicazione utile, ma resta la sensazione di una narrazione spesso più rassicurante che realmente dettagliata.
Poi il sindaco critica il Governo Meloni sul mancato voto ai fuorisede per i referendum: tema nazionale legittimo, soprattutto in una città come Catanzaro che soffre l’emigrazione di tanti giovani. Tuttavia, la partecipazione democratica non è solo un problema normativo: è anche un problema territoriale. Se i giovani sono costretti ad andare via, la politica locale dovrebbe interrogarsi anche sulle condizioni che lo determinano.
Infine, il punto più sentito: le buche e la manutenzione. Fiorita cita una classifica che collocherebbe Catanzaro in una posizione migliore rispetto ad altre 49 città. Ma i paragoni, se servono, devono servire a migliorare: si guarda a chi fa meglio, non a chi fa peggio. Dire “altrove è peggio” non risolve i problemi, né tutela chi subisce danni o rischi sulle strade. Inoltre il sindaco sostiene che chi descrive Catanzaro come “peggiore del mondo” poi esalterebbe realtà ancora più critiche: dovrebbe però chiarire quali realtà e da parte di chi, altrimenti resta un’accusa generica. L’incuria, invece, è evidente: periferie abbandonate, decoro urbano discontinuo, manutenzione insufficiente. Non a caso negli ultimi mesi sono stati pubblicati numerosi articoli di segnalazione e denuncia che raramente sono stati contestati nel merito.
Chiude il testo con un duro attacco all’opposizione, accusata di fango e illazioni, annunciando anche una querela contro un consigliere comunale. Qui occorre ribadire un principio: in democrazia le controversie politiche dovrebbero essere affrontate nell’alveo politico, nelle sedi istituzionali e davanti ai cittadini, non nelle aule di tribunale. Tutelare la propria onorabilità è legittimo, ma la “giudiziarizzazione” del confronto rischia di impoverire il dibattito e di spostare la dialettica dal merito delle questioni al terreno dello scontro personale.
In definitiva, i “Pensieri della domenica” mostrano un’impostazione in cui amministrazione e battaglia politica si sovrappongono, spesso con toni divisivi. Catanzaro ha bisogno di meno narrazione e più risposte concrete: servizi efficienti, manutenzione ordinaria, periferie seguite, trasparenza sugli atti e capacità di ascoltare anche le critiche. Perché una città non si governa con slogan o classifiche consolatorie, ma con risultati visibili e misurabili.



